6 tipi di leader

23 Set 2019

In molti pensano che un bagaglio di competenze professionali aggiornato e approfondito in un determinato settore sia sufficiente; in realtà è soltanto una piccola parte di quelle che sono le caratteristiche che dovrebbe avere un profilo preposto al coordinamento di un gruppo.

Tra le più importanti e imprescindibili l’empatia, il carisma, la disponibilità, l’umiltà, la capacità di valorizzare ogni singolo membro del proprio team, spiccate doti comunicative e di problem solving.

Deve inoltre essere flessibile e versatile, in grado di utilizzare nel modo giusto, a seconda dei casi e dei momenti, ‘il bastone e la carota’.

La leadership può essere definita come la capacità di motivare più individui a raggiungere un determinato obiettivo, comune e condiviso.

Prendiamo in esame lo scrittore, psicologo e giornalista statunitense Daniel Goleman il quale ha elaborato la seguente definizione: “la capacità di influenzare la gente, e aiutarla a lavorare meglio per raggiungere uno scopo finale in comune”.

Lo stesso Goleman ha identificato 6 diversi stili di leadership, ognuno dei quali risponde a particolari esigenze aziendali. Chiaramente ogni leader deve essere in grado di adottarne uno a seconda della propria personalità o di alternare le varie tipologie in base ai contesti in cui opera, ai momenti e agli obiettivi da raggiungere.

1 – Stile visionario
La leadership visionaria prevede una linea direttiva che mira a condividere gli obiettivi e la mission aziendale con i dipendenti, per far sì che si crei una sorta di ‘sogno condiviso’.
Il leader visionario è colui che in un particolare e delicato momento di cambiamento riesce a creare un clima positivo in azienda; è colui che riesce a identificare una direzione chiara e che allo stesso tempo riesce a farla visualizzare anche al proprio team.
Lo stile risulta efficace se adottato da un ‘capo’ carismatico, sicuro di sé, empatico e soprattutto credibile.

2 – Stile democratico
Un leader democratico è in grado di valorizzare i propri collaboratori attraverso il coinvolgimento degli stessi nelle decisioni aziendali.
Il punto forte dello stile in questione è insito in un’operatività ‘partecipativa’ che tende a responsabilizzare ogni dipendente verso il raggiungimento degli obiettivi.
La linea ‘democratica’ in linea generale è finalizzata alla valorizzazione dei singoli e delle relative competenze; comporta pertanto notevoli vantaggi in termini di produttività.
Presupposti indispensabili affinché la linea risulti efficace l’esperienza e un buon livello di affiatamento dello staff, nonché ottime capacità di comunicazione del leader.

3 – Stile coach
L’obiettivo principale di un leader coach è quello di creare una connessione tra la mission dell’azienda e quelli che sono i desideri e i bisogni del lavoratore.
Il coaching mira a far emergere le potenzialità di ogni singolo membro del team per migliorarne le performance ai fini del raggiungimento degli obiettivi aziendali.
Goleman presuppone per l’efficacia di tale ‘strategia’ la presenza di lavoratori motivati, dotati di spirito d’iniziativa e predisposti a crescere professionalmente.
Anche in questo caso è importante la credibilità del ‘capo’, l’empatia e la predisposizione ad aiutare gli altri senza trasformarsi in una sorta di manipolatore.

4 – Stile esigente
Focalizzatissimo sull’obiettivo, l’esigente è colui che risulta estremamente determinato e pertanto, spesso, poco empatico.
Il manager in oggetto è una persona che ama il successo e che di conseguenza esige perfezione e rapidità dai propri collaboratori.
Goleman mette in guardia il leader esigente: il rischio di minare le dinamiche di gruppo e di far sentire il team inadatto è piuttosto concreto. Il modo migliore per evitare che ciò accada è dare il buon esempio mettendosi in gioco in prima persona.
Altri presupposti affinché lo stile porti i suoi frutti l’esperienza del capo e un buon livello di affiatamento dello staff.

5 – Stile armonizzatore/affiliatore
Perfetto per creare armonia in un gruppo di lavoro, lo stile che prederemo in analisi in questo paragrafo si focalizza sulla relazione.
Si tratta di un approccio che tende a prevenire e ad evitare i conflitti tra i singoli componenti di un team.
Non è difficile intuire che tale tipologia di leadership presuppone ottime capacità relazionali e comunicative, indispensabili lo sviluppo di una connessione tra le persone.
La linea direttiva risulta particolarmente adatta in quelle situazioni di stress e/o crisi in cui la motivazione vacilla a discapito delle performance.

6 – Stile autoritario
Quasi non ci sarebbe bisogno di descriverlo: tende verso la coercizione.
Il capo autoritario impone la propria vision, esige rispetto, non ammette repliche e non accetta fallimenti.
Non è difficile comprendere che un approccio così rigido, autorevole e autoritario porta alla creazione di un clima teso e di un’atmosfera di generale infelicità e insoddisfazione; il tutto notoriamente controproducente ai fini di una produttività di qualità.
Goleman consiglia di adottare lo stile ‘militare’ soltanto in casi di estrema emergenza o di crisi.


Liberamente tratto da Unicusano Blog
 

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