Anche i 'cervelli' rientrano

30 Ago 2017

L’agevolazione fiscale per il «rientro dei cervelli» in Italia potrebbe diventare permanente. Lo prevede una bozza del dl competitività, che dovrebbe rientrare nel più ampio pacchetto Finanza per la crescita 2, che stanno mettendo a punto i tecnici del ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico. La misura inserita in questa versione del testo elimina infatti i limiti temporali del bonus inserito nel dl 78/2010, non fissando altri parametri.

Il disegno di legge, approvato nel 2010, prevedeva che i «cervelli» dovessero rientrare entro 5 anni: per quei ricercatori era prevista sia una agevolazione sull’Irpef, che sull’Irap. A partire dal 1° gennaio del 2011, era previsto che il ricercatore «emigrato» che spostava la propria residenza fiscale in Italia potesse per due anni usufruire di un abbattimento, ai fini Irpef, del reddito di lavoro dipendente o autonomo del 90% degli emolumenti; e, ai fini Irap, che l’intero assegno non rientrasse nella formazione del valore della base imponibile. Stabilendo un limite preciso a cinque anni, di fatto le agevolazioni fiscali previste da quella norma scadute nel 2016. Ed è per questo che il governo sta pensando di riconfermarle, in maniera permanente.

Un segnale importante, alla luce della fuga dei giovani ricercatori che ogni anni lasciano il nostro Paese attratti da condizioni più favorevoli all’estero. Su 30 ricercatori con passaporto italiano che hanno ottenuto un ERC Consolidator nel 2015, un finanziamento consistente che può arrivare fino a 2 milioni di euro, ben 17 lavorano all’estero. Anche l’Unione europea ci ha bacchettato: la «fuga di cervelli può compromettere la crescita dell’Italia», si legge in un rapporto della Commissione di febbraio 2015.

Il disegno di legge sulla competitività prevede anche altre norme interessanti per i giovani. In arrivo sconti fiscali per le imprese che adotteranno una start up, divenendone «sponsor». In pratica, le società quotate che investiranno nel capitale di start up con una quota di almeno il 20% - e che deterranno la quota per almeno tre anni - potranno scaricare integralmente le perdite operative per l’avviamento della nuova azienda.

Sono poi previsti visti e permessi di soggiorno “facili” per chi investe in Italia. Il visto potrà essere rilasciato a chi investe almeno un milione di euro in un’impresa italiana o 2 milioni in titoli di Stato (con l’obbligo di mantenere l’investimento per almeno 2 anni) o in alternativa a chi effettua «una donazione filantropica significativa in un settore di interesse per l’economia italiana (cultura, recupero beni culturali o paesaggistici, gestione dell’immigrazione, istruzione, ricerca scientifica...) per un importo non inferiore a un milione di euro».

Liberamente tratto da Corriere.it, del 3 giugno 2016
 

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