Anche le neuroscienze confermano che sognare non è solo un lavaggio cerebrale

18 Feb 2020

Matthew Walker dell'Università della California ha scritto uno studio sperimentale di neuroscienze sui sogni "Why We Sleep: Unlocking the Power of Sleep and Dreams" interpretato come una confutazione dell'interpretazione dei sogni di Freud.

I sogni durante la notte con i sogni perdiamo la connessione con la realtà. Essii non sono solo degli episodi allucinatori che esplorano gli angoli e le connessioni più strane delle nostre menti, ma hanno anche la funzione per elaborare le emozioni e risolvere i problemi.

Quando si sogna si hanno allucinazioni, come se fossero reali. Disorientati nei tempi e nei luoghi e nella nostra identità, sperimentiamo oscillazioni emotive anche potenti. E quando ci svegliamo, nella maggior parte dei casi, viviamo un’amnesia e dimentichiamo tutto. Emozione, immagini visive, memoria sono tutti attivi a pieno regime, senza il corrispondente governo della coscienza che aiuta a tenere le cose sotto controllo durante il giorno.

Secondo Walker una delle funzioni del sognare è quella di rimuovere gli "spigoli emotivi" della nostra vita quotidiana. Le sperimentazioni hanno dimostrato che se le persone dopo aver visto immagini toccanti e le riguardano 12 ore dopo, o la mattina successiva se le hanno viste di notte, avendo il tempo di sognare e digerire queste esperienze, cambia in modo significativo il modo in cui le persone reagiscono di fronte ad esse. Gli studi sulla chimica del cervello di quelle persone durante la notte hanno rivelato che più tempo la gente passava a sognare, meglio riusciva a guardare quelle immagini senza esserne stressata.

Insomma vale sempre il vecchio detto che sui problemi bisogna "dormirci su". Ciò non esclude che, come suggerisconi Freud e Jung, a guardare più a fondo sulla propria  simbologia onirica, qualcosa di più si possa imparare su sé stessi.