Due corsie cerebrali per l'empatia

16 Gen 2019

Sottili differenze nell'architettura di specifici circuiti cerebrali permettono di distinguere fra le azioni altruistiche dettate dall'empatia e quelle ispirate a un più "egoistico" sentimento di reciprocità. A identificare queste differenze è un gruppo di ricercatori dell'Università di Zurigo, che illustrano la scoperta in un articolo su Science.

Per capire i comportamenti umani, è fondamentale comprenderne le motivazioni: una persona può comportarsi altruisticamente perché è mossa da sentimenti di empatia nei confronti di qualcuno, oppure perché si sente in dovere di restituire un favore, ossia per reciprocità.

Grit Hein e colleghi sono ora riusciti a identificare differenze strutturali nel cervello delle persone mosse da questi distinti moventi. A questo scopo i ricercatori hanno sottoposto due gruppi di volontari a un esperimento in cui le loro azioni potevano essere dettate o solo dall'empatia o solo dalla reciprocità.

Il monitoraggio con risonanza magnetica funzionale (fMRI) della loro attività cerebrale ha mostrato che in entrambi i gruppi erano ugualmente attivate le stesse aree: la corteccia cingolata anteriore (ACC), l'insula anteriore (AI) e lo striato ventrale (VS).

Le differenze sono emerse quando gli autori hanno esaminato - attraverso la recente e sofisticata tecnica di analisi dei cosiddetti modelli dinamici causali di connettività (DCM) - il modo in cui interagiscono queste aree durante le decisioni altruistiche. In particolare, mentre nell'azione altruistica basata su una motivazione empatica il flusso di informazioni viaggia prevalentemente dalla corteccia cingolata anteriore all'insula anteriore, quando la motivazione è la reciprocità il flusso è in senso inverso.

In successivi esperimenti i ricercatori hanno anche appurato che se si vuole aumentare l'atteggiamento altruistico di un gruppo di persone che tende ad agire su base empatica è necessario stimolare i sentimenti di reciprocità, mentre per aumentare le azioni altruiste di chi agisce per un senso si reciprocità, bisogna stimolarne l'empatia. Altri indizi hanno infine indotto Hein e colleghi a ipotizzare che l'altruismo su base empatica sia filogeneticamente più antico (e comune) di quello basato sulla reciprocità.

Lo studio solleva molte nuove domande, per esempio se questi modelli di connettività siano specifici per l'altruismo collegato all'osservazione del dolore - su cui si è basata la sperimentazione - o se siano riferibili a qualsiasi comportamento altruistico. Inoltre, rimane aperta la questione se sia possibile alterare il comportamento altruistico modificando specifici collegamenti all'interno delle reti.

Liberamente tratto da LeScienze.it, del 4 marzo 2016
 

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