E chi non è potuto partire?

25 Ago 2017

E' vero il rientro dalle vacanze può essere stressante, ma lo è ancora maggiore quello per non poterle iniziare. Da una parte i media ci tartassano con servizi sulle vacanze e il traumatico rientro e dall’altra, raccontando di quella ormai sempre più cospicua parte della popolazione che alle ferie non ha potuto pensare neanche lontanamente ma che ogni giorno combatte per proteggere il proprio impiego. Senza parlare dei tormentoni dell’estate che ci riportano al pagamento dell’IMU, l'aumento della benzina e tutto il resto colpito dal redditometro.
Purtroppo la situazione economica attuale va di male in peggio e tante persone non riescono più a concedersi una vacanza se non arrivare a fine mese. Chi è nei guai a causa del lavoro non subisce la crisi da rientro vacanziero, ma la stanchezza, le preoccupazioni e il caldo torrido della città che ha prevalso sulla nostra estate.
L’aumento delle tasse, l’incognita sul futuro professionale ha fatto sì che anche chi avrebbe potuto andare in vacanza vi abbia rinunciato per risparmiare in vista di un periodo di ulteriore crisi.

In passato qualcuno impossibilitato a partire per le vacanze si barricava in casa vergognandosi della sua condizione. Oggi invece c’è la tendenza del “mal comune mezzo gaudio” in cui ci si incontra e si discute apertamente e in modo solidale sull’impossibilità di fare le vacanze. Alcuni mancati vacanzieri non vedono l’ora che l’estate finisca, che torni il fresco e vengano sollevate le saracinesche dei negozi. Sono quelli che rientrando a casa, si "attaccano" al condizionatore e al telecomando e finiscono così la loro giornata. Oppure nonostante la (fortunata) costrizione a lavorare, hanno uno spirito più ottimistico e si concedono una passeggiata al fresco della sera o organizzano cene con gli amici rimasti a casa.

Comunque sia, la possibilità di staccare mentalmente e fisicamente dall’attività professionale, è una grossa occasione per rigenerarsi. Tanto più che sono sempre più frequenti quelle professioni a cui ci si deve dedicare per mero bisogno economico e non per passione o perché si ha avuto la possibilità di sceglierle. Sono diversi i fattori che possono aumentare lo stress legato al lavoro e all’impossibilità di godersi la vita con una pausa vacanziera. Tutti possibili elementi che si ripercuotono oltre che sullo stato del lavoratore, anche sulla sua famiglia. Problemi non solo materiali ma anche mentali, come ansia, attacchi di panico, insonnia.

Essendo una lavoratrice e sapendo quali sono i rischi, trovo che in tempi bui come questi bisogna per forza metter mano a tutte le risorse possibili, anche a quelle di cui non conosciamo l’esistenza, prima che lo stress prenda il sopravvento! Meglio cercare di pensare positivamente alle cose che vanno bene e a quante volte si è riusciti a superare momenti duri in passato; condividere i malumori e le preoccupazioni con le persone vicine, ma pensando comunque in un’ottica costruttiva; riuscire a godere delle piccole cose che ogni giornata ci offre. Pensare che prima o poi arriveranno tempi migliori e pure le agognate vacanze, indice di un ritorno al lavoro per tutti!

Liberamente tratto da Milleunadonna, di Caterina Steri
 

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