Far cambiare opinione agli elettori

26 Gen 2018

I neuroscienziati dicono che nel cervello c'è una tensione tra rispondere a nuove informazioni e resistere alla sovrabbondante quantità di dati discordanti, e proprio questa resistenza può impedire il cambiamento di opinione. Secondo il mondo della ricerca, dunque, la possibilità di far cambiare parere dipende dall'uso di diversi metodi psicologici su misura per i differenti tipi di credenza. “Non sono molte le persone convincenti”, anche quando le credenze in questione sono chiaramente false, sostiene Philip Corlett, psichiatra della Yale University School of Medicine.

Immagini neurali mostrano che il mutamento di opinione si gioca, almeno in parte, a livello neurologico. A seconda del motivo per cui si cambia opinione, nelle immagini delle scansioni di risonanza magnetica funzionale (fMRI) si illuminano diverse regioni del cervello. Per esempio, le persone che cambiano opinione per conformarsi alle aspettative sociali mostrano un'attività nella parte posteriore della corteccia mediale frontale, una zona del cervello associata all'apprendimento per rinforzo. Le persone che cambiano la loro opinione come risultato di una persuasione mirata, invece, mostrano un'attivazione maggiore in una parte più frontale del cervello coinvolta nell'autoreferenza. Keise Izuma, neuroscienziato dell'Università di York, nel Regno Unito, riassume questi risultati in un articolo sulla rivista Current Opinion in Neurobiology.

L'hardware neurale è lì, dunque perché è così difficile cambiare opinione? Una ragione è che una volta che afferra un modo per elaborare le informazioni in una narrazione dotata di senso, il cervello resiste al cambiamento. Philip Corlett, della Yale University, studia quello che accade nel cervello quando le persone rimangono legate a convinzioni preesistenti, anche a fronte di nuove informazioni contrarie. In particolare, Corlett indaga l'attività cerebrale di persone con disturbo delirante, convinte per esempio che le agenzie governative le stiano seguendo. Studiando con scansioni cerebrali diverse persone mentre eseguivano compiti banali, Corlett ha scoperto che i pazienti con disturbo delirante tendevano a usare circuiti cerebrali che altre persone riservano agli eventi sorprendenti.

Quando questi circuiti funzionano anche nei momenti in cui non dovrebbero, le persone prestano attenzione a dettagli secondari che altrimenti ignorerebbero, potenzialmente inondando il cervello con informazioni contrastanti. Corlett ha collaborato con la psichiatra di Yale Sarah Fineberg alla stesura di un articolo apparso nel numero di febbraio della rivista Cognitive Neuropsichiatry, in cui gli autori propongono che il delirio possa essere un tipo di adattamento che serve a conciliare un flusso di informazioni tra loro contrastanti. “Gli esseri umani avversano decisamente qualsiasi incertezza presente nel loro mondo”, spiega Corlett. Il quale sottolinea che sebbene a lungo termine i deliri siano nocivi, a breve termine possono aiutare le persone a mettere insieme informazioni dirompenti in una narrazione che abbia senso. In generale, le false credenze potrebbero essere altrettanto adattative.

“Tutti noi siamo affetti da qualche tipo di delirio", aggiunge Corlett. "Ciascuno di noi crede di essere sano e in forma, e probabilmente più attraente di quello che in realtà è, perché se ci rendessimo conto di come le cose sono in realtà, non riusciremmo a fare nulla perché saremmo troppo depressi". Le persone potrebbero essere strutturate per aggrapparsi a qualche credenza, anche di fronte a informazioni discordanti. Per esempio, anche se Trump, cambiasse in modo significativo il suo messaggio e le sue idee politiche, gli elettori che in precedenza hanno sostenuto John Kasich o Ted Cruz potrebbero avere difficoltà a modificare la loro percezione del Presidente.

Nonostante la resistenza al cambiamento, il cervello è a volte in grado di integrare nuove informazioni e cambiare opinione, secondo Michael Shadlen, neuroscienziato della Columbia University. Shadlen ha scoperto che le persone spesso prendono decisioni prima di aver completamente elaborato le informazioni, e dopo che il loro cervello ha colmato la lacuna, può succedere che cambino opinione. "Il piccolo segreto del cervello è che non funziona come Google", dice Shadlen. Il cervello deve arrivare a un compromesso tra accuratezza e velocità.

Di recente, Shadlen e un gruppo di ricercatori hanno illustrato questo compromesso su “eLife”. Il gruppo ha chiesto a un gruppo di volontari di indicare la direzione complessiva di punti che in realtà si stavano muovendo in modo casuale su uno schermo. Gli scienziati hanno incoraggiato i soggetti ad agire rapidamente, ma non a scapito della precisione. Anche dopo che i partecipanti hanno presentato le loro decisioni e i puntini erano scomparsi dallo schermo, la fiducia dei partecipanti nelle proprie decisioni ha continuato a cambiare, suggerendo che al momento della decisione il cervello non aveva ancora finito di elaborare le informazioni. Poiché l'elaborazione da parte dei partecipanti è continuata, a volte hanno cambiato idea. "Lo stesso principio si applica alle decisioni probabilmente più complicate come la politica, a condizione di mantenere la mente aperta”, dice Shadlen.

I diversi tipi di convinzioni politiche, tuttavia, richiedono differenti approcci al convincimento. Steven Sloman, psicologo della Brown University, ha effettuato uno studio chiedendo ad alcune persone di spiegare in dettaglio le politiche che sentivano fortemente, come le sanzioni contro l'Iran o un sistema sanitario nazionale. Dopo aver faticato a spiegare i meccanismi alla base delle politiche che essi stessi avevano sostenuto o contrastato, hanno mostrato di avere punti di vista più moderati e hanno diminuito le loro donazioni a importanti gruppi di opinione.

Ma Sloman, il cui prossimo libro School of Thought (“Scuola di pensiero”) racconta l'importanza della comunità nel plasmare le opinioni, sottolinea che questa tattica non funziona con le credenze fortemente legate ai valori e alla comunità, come per esempio le posizioni sul diritto all'aborto o al possesso di una pistola. Invece, un recente studio pubblicato su Science indica che la modifica di alcune opinioni basate su valori, come il sentimento anti-transgender, può dipendere da conversazioni dirette e personali, che consentano di relazionarsi con il gruppo in questione.

Questo significa che i candidati possono avere bisogno di ricorrere a tecniche diverse per conquistare i differenti delegati, a seconda delle tipologie di credenze che ogni delegato ha più a cuore. E gli elettori, dicono gli scienziati, dovrebbero mantenere le loro menti aperte, nell'interesse della precisione. “Noi tutti sovrastimiamo la nostra capacità di comprensione”, dice Sloman. “Le persone sanno molto meno di quanto ritengono di sapere”.

Liberamente tratto da LeScienze, del 14 maggio 2016
 

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