Fare scienza esistenziale

18 Ott 2018

Usufruiamo ogni momento delle applicazioni tecnologiche della scienza, ma non altrettanto del suo metodo: adoperiamo le cose della scienza, ma non il suo umanesimo, che è l’attitudine mentale all’autosovversione continua. Il modello da essa proposto è la disponibilità all’osservazione, alla riflessione e a non giurare su alcuna certezza.

Questo atteggiamento è altra cosa del relativismo, che mette in dubbio la possibilità stessa di una verità fuori di noi. Lo spirito scientifico invece non è certo che la verità da noi conquistata sia tutta la verità, nella consapevolezza che i nostri strumenti di conoscenza sono parziali. 

Un atteggiamento d’apertura all’autosovversione contribuirebbe ad una cultura più democratica, in cui ogni cittadino non soltanto ha diritto alle proprie opinioni, ma, cosa più importante, è pronto a metterle in discussione e gli viene riconosciuto il diritto di farlo.

Può essere un’esperienza concretamente positiva e piacevole: dopo un momento di perplessità e d’inquietudine riguardo alla possibilità che una propria opinione risulti «falsificabile», egli sente crescere la sua vitalità perché ha nuove interrelazioni e nuove complessità da indagare.

A un certo punto della nostra vita l’autosovversione può in realtà diventare la via regia all’autorinnovamento.


(Mario Papadia, La riprogrammazione esistenziale, Armando)

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