Festività sostenibili

27 Nov 2019

Il pranzo e le cene di Natale con il minor impatto ambientale sono quelli che rispettano le regole del riciclo, la stagionalità degli alimenti, la provenienza locale degli ingredienti e la coltivazione biologica. Anche a tavola si può adottare l’economia circolare. Contribuendo a sostenere i mercati a chilometri zero riducendo le immissioni di CO2.

Sarebbe meglio evitare la frutta esotica: datteri, carambole, ananas e altri sono preziosi dal punto di vista nutritivo ma il consumo per il loro trasporto li rende decisamente poco eco- friendly.

Pianificando con attenzione il menu delle Feste si ha la consapevolezza di cosa e quanto acquistare, spendendo il giusto. Basti pensare che il 32% delle volte si spreca a causa di un eccesso di acquisto generico. Perciò comprare solo l’essenziale, preferendo la qualità alla quantità: meglio una tavola meno imbandita ma più saporita. In questo modo si evita di comprare prodotti non necessari, uno dei motivi per cui viene sprecato il cibo.

Al momento dell’acquisto meglio evitare le o!erte promozionali illusorie come i 3×2, in questo modo si acquista e si spende più del necessario. Il 26% dello spreco deriva dall’acquisto di questi prodotti.

Se il menù è a base di pesce, escludere le specie a rischio di estinzione come i datteri di mare, le aragoste e il caviale, ricavato da alcune specie di storioni già commercialmente estinte in diverse aree del pianeta. Ma se non se ne può farne a meno è fondamentale scegliere un caviale certificato o da acquacoltura.

Cercare sempre e comunque di variare il consumo, acquistando pesce azzurro e locale, preferendo le specie che riportano il marchio di certificazione MSC (Marine Stewardship Council) e ASC (Aquaculture Stewardship Council), le etichette che certificano rispettivamente pesce pescato e allevato secondo criteri di sostenibilità.

Per il cenone andrebbero vietati piatti, bicchieri e posate usa e getta: per chi non volesse lavare le stoviglie, ne esistono in commercio in materiale compostabile certificato (ai sensi della Norma EN 13432) che possono essere trasformate all’interno di impianti industriali, senza costituire rifiuti da smaltire. Nel caso acquistarle verificate prima con il gestore o l’Azienda di raccolta se tale percorso è fattibile nel proprio Comune.

Prevenire è meglio che riciclare quindi aprire solo le confezioni necessarie e servite porzioni contenute: meglio una quantità minore di cibo nel piatto accompagnata da un eventuale bis, piuttosto che una porzione abbondante avanzata nel piatto.

In Italia si sono diffuse iniziative di recupero e ridistribuzione di prodotti alimentari dal settore della distribuzione e/o ristorazione, in cooperazione con strutture non-profit o servizi sociali: cercare quelle attive nella vostra città e contattatele per verificare se possibile destinarle gli alimenti ancora confezionati, o se si possono sostenere economicamente. Organizzando banchetti o cene con un numero elevato di invitati si possono donare anche una parte dei pasti cotti.

Infine per poter trasformare tali avanzi in biogas (combustibile rinnovabile) e in compost (fertilizzante organico per i terreni) è necessario separare tali rifiuti in maniera pulita; non vanno quindi raccolti con l’umido oggetti in vetro, metallo, plastica, lattine.

Nello specifico per il Panettone.
Tutti i panettoni, artigianali o industriali, devono essere obbligatoriamente fatti di farina, zucchero, uova fresche (tuorli: non meno del 4% del totale), burro (non meno del 16% del totale), uvetta e scorze di agrumi candite (non meno del 20% del totale), lievito naturale costituito da pasta acida, sale.

Per i prodotti artigianali i prezzi alti dipendono fondamentalmente dall’eccellenza e dalla elevata qualità delle materie prime utilizzate, hanno una freschezza maggiore e spesso sono prodotti con ricette esclusive, anche legate al territorio d’origine. La produzione industriale italiana dei panettoni è ad ogni modo un vanto dell’industria italiana, utilizza prodotti di buona qualità e, giocando su economia di larga scale, riesce a tenere contenuti i prezzi.

Per quanto riguarda il Pandoro.
La denominazione è riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a tronco di cono con sezione a stella ottagonale e con superficie esterna non crostosa, una struttura so#ce e setosa ad alveolatura minuta ed uniforme ed aroma caratteristico di burro e vaniglia.

Gli ingredienti obbligatori sono: farina di frumento; zucchero; uova di gallina di categoria “A” (cioè uova fresche) o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% intuorlo; materia grassa butirrica (cioè burro), in quantità non inferiore al 20%; lievito naturale costituito da pasta acida; aromi di vaniglia o vanillina; sale.

Parlando del Torrone.
Le principali varietà di torrone sono quello duro e quello morbido: la di!erenza fra le due è
dovuta a diversi fattori. Innanzitutto il diverso grado di cottura dell’impasto: difatti nel torrone duro la cottura è solitamente prolungata nel tempo fino a giungere le 12 ore. Altrettanto importante è la composizione della ricetta ed il rapporto tra il miele e gli zuccheri.

Il torrone tenero, invece, ha una cottura che solitamente non supera le 2 ore; questo permette di avere un’umidità dell’impasto più alta e più tenero.I torroni si distinguono poi fra mandorlati e nocciolati.
Il torrone è riconosciuto come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. E’ quindi preferibile, se possibile, rivolgersi a produttori locali artigianali per acquistare torroni di qualità, Made in Italy e garantiti.

In ultimo il Cotechino.
E' racchiuso in un budello naturale e artificiale mentre lo zampone è insaccato nella pelle del piede del maiale. In entrambi i casi è sempre bene leggere le etichette che devono riportare la denominazione, gli ingredienti e la provenienza geografica. Il costo dello zampone è superiore a quello del cotechino, perché disossare e scarnificare la zampa, nonché riempirla con l’impasto, è operazione molto più lunga e complessa che insaccare semplicemente l’impasto nel budello.

Entrambi possono essere comprati freschi o cotti. Quando sono freschi subiscono prima un trattamento di asciugamento in stufa ad aria calda, mentre quando li troviamo cotti vuol dire che – prima di essere messi in contenitori ermetici dentro scatole di cartone – sono stati precotti in acqua. Quando freschi devono essere conservati in frigorifero e cotti per molto tempo prima di essere consumati.

Nella versione già cotta il tempo di cottura invece si aggira intorno ai 20 minuti, e, a di!erenza della versione fresca, possono essere conservati a temperatura ambiente per un periodo di tempo più lungo visto che vengono venduti in confezioni ermetiche all’interno di una scatola di cartone.

Liberamente tratto da AdocNazionale.it
 

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