I buoni propositi del rientro

24 Ago 2017

Un vecchio cliché è quello di tornare dalle vacanze armati di buoni propositi, dal mettersi a dieta, all’andare in palestra, a rinnovamenti più radicali, ma fa parte di questo medesimo copione quello di disattenderli puntualmente salvo rinnovarli a gennaio dopo le vacanze di Natale. La psicologia insegna che si tratta di processi decisionali a volte anche molto complessi.

Settembre è l’inizio di un nuovo anno scolastico per alcuni, lavorativo per altri, pur sempre un inizio che, sullo strascico della nostalgia delle vacanze e dello stress da rientro, porta con sé i soliti buoni propositi: iscriversi finalmente in palestra, uscire prima dall’ufficio, prendersi più tempo per sé stessi.... A quanto pare è facile fare buoni propositi ma altrettanto difficile mantenerli.

A prescindere dalle mode del momento, le vacanze dovrebbero anzitutto essere un modo per staccare dal quotidiano e rigenerare le proprie energie fisiche e mentali riconnettendoci ai nostri reali bisogni, desideri e obiettivi di vita che, troppo spesso, vengono sopraffatti dallo stress e dalla frenesia di tutti i giorni. I buoni propositi che si fanno al rientro dalla vacanze sono un po’ espressione di questo desiderio di rinnovamento.

Ma perché è poi così difficile mantenere i buoni propositi? Uno dei motivi è che a volte ci si prefiggono obiettivi, come quello di dimagrire o di andare in palestra che esprimono in realtà un bisogno di cambiamento più ampio o in un altrove, magari in famiglia, nel lavoro o negli affetti. Questo porta facilmente a desistere nei propri intenti poiché se i buoni propositi rappresentano un surrogato di altre necessità difficilmente il perseguirli fornirà la soddisfazione auspicata.

In ogni caso la psicologia insegna che quello del cambiamento di abitudini e stili di vita è un processo decisionale complesso fatto di varie fasi. Mettere in atto i buoni propositi comporta non soltanto desiderare il cambiamento, ma avere intenzioni e motivazioni che consentano di metterlo in atto e mantenerlo nel tempo; a tutto questo sono fortemente legati la personale percezione di autoefficacia (quanto ci si ritiene in grado), il rapporto costi-benefici e gli effettivi risultati raggiunti in termini di aderenza alle aspettative iniziali. Come dire che tra il dire e il fare c’è di mezzo il saper riconoscere i propri reali desideri, la fiducia nelle proprie capacità e i vincoli o gli aiuti offerti dal proprio ambiente di vita. Mantenere i buoni propositi quindi non è affatto facile e immediato, si tratta di approcciare con consapevolezza a nuovi obiettivi di vita e a una nuova immagine di sé stessi.

Liberamente tratto da Crescita-Personale.it
 

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