Il coaching nella politica

08 Set 2018

Comprendo di esprimere un concetto non dominante, soprattutto in un periodo come questo, in cui la sfiducia della gente nei confronti della politica aumenta progressivamente, ma chi si occupa di politica lo fa generalmente per un senso di giustizia e di umanità, che inducono a mettere le proprie qualità e il proprio impegno a disposizione della società, degli altri, a desiderare l’equità e il bene comune e a lavorare per questo; lo fa anche perché ha certezza del fatto che starà bene se si troverà in un contesto in cui anche gli altri stanno bene.
Giustizia e umanità sono due delle sei virtù universali, comuni al genere umano, individuate dalla ricerca di M. Seligman e C. Peterson: Character Strenghts and Virtues.

Verosimilmente tra le potenzialità più riconoscibili in chi fa politica, attraverso le quali si manifestano appunto queste virtù, ci saranno l’identificazione e l’impegno verso la società (cittadinanza), il desiderio di indirizzare l’azione di tutti verso un obiettivo comune (leadership) e anche l’orientamento del sé verso l’altro da sé (gentilezza).

Di queste potenzialità il politico dovrà avere innanzitutto consapevolezza, primo punto, primo obiettivo della relazione tra coach e coachee (politico) nell’ottica della finalizzazione al C.A.R.E.®, acronimo di: consapevolezza, autodeterminazione, responsabilità e eudaimonia, percorso e risultato appunto della relazione di coaching.

Il coach, attraverso una serie di domande, in una relazione resa facilitante, può “muovere” il politico ad individuare in sé le proprie qualità e potenzialità e ad averne chiarezza.

Può muoverlo ad identificare se è più portato verso la leadership, verso la semplice ma importantissima cittadinanza attiva, verso la solidarietà o verso tutti questi aspetti; se è capace di comunicare le sue idee e le azioni conseguenti.

Può aiutarlo a comprendere se è in grado di convogliare altre persone intorno alle sue idee, quindi se è coerente e convincente, perché in politica sono indispensabili condivisione e consenso, e non puoi fare politica senza un gruppo di persone che creda in ciò in cui credi tu e sia disposto a sostenerti.

Il coach può anche aiutare ad individuare le vere motivazioni per le quali un politico ha scelto o sceglierà un percorso o un’idea o un partito politico a cui legarsi, se sono personali, se sono in linea con le sue credenze più profonde.

Può accompagnarlo ad approfondire i valori fondamentali che il politico ha dentro di sé e che lo inducono a concentrare la propria attenzione e il proprio lavoro su alcuni temi, ed anche a privilegiare certi princìpi su altri: ad esempio se la sicurezza dei cittadini per me è un punto di arrivo, un valore fondamentale, magari capirò se in nome di quello sono disposta a sacrificare altri valori, quali la libertà.

La consapevolezza di potenzialità, valori e capacità è fondamentale, perché sulle potenzialità e capacità il politico dovrà allenarsi per autodeterminarsi e svolgere efficacemente il proprio lavoro, e da quelle dovrà attingere per essere forte e coerente di fronte alle inevitabili frustrazioni causate dal contesto esterno (opposizione, mancanza di risorse, ecc…).

Inoltre dovrà confrontarsi con i suoi valori, perché il suo comportamento e ciò che promuove e che promette di fare sia allineato con essi, poiché ove non ci sia questo allineamento, non potrà esserci autodeterminazione, né benessere.

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Quindi il coach contribuirà ad aiutare il politico a costruire la sua autoefficacia. Ad autodeterminarsi, cioè partire dalle sue motivazioni intrinseche per essere artefice delle proprie scelte, del proprio percorso, delle azioni da intraprendere per raggiungere gli obiettivi, sia quelli personali, sia quelli pubblici, in modo da essere motivato, e in modo che la gente, il suo elettorato, possa seguirlo nelle sfide che intende intraprendere.

Motivazioni per le quali comprenderà anche quanto è disposto a faticare, con quale tipo di percorso può realizzare i suoi obiettivi: ad esempio studiando, approfondendo alcuni argomenti di grande interesse per specializzarsi su quelli.
Evitando anche di perdersi in azioni sempre urgenti ma non importanti per il suo obiettivo; dovrà per questo delegare, e concentrarsi sulle azioni importanti e non su quelle urgenti per raggiungere la sua meta.
E dovrà imparare come conciliare lavoro e vita familiare e personale, perché la politica fornisce impegni per 15 ore al giorno sette giorni su sette e spesso si rischia di trascurare i legami affettivi, le amicizie, gli appuntamenti importanti nella vita familiare e si rischia di lavorare con i sensi di colpa e i rimpianti.
Delega, gestione del tempo e leadership sono richieste di tipo manageriale che si adattano naturalmente al politico.

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Poi c’è l’assunzione di responsabilità, importantissima nell’elaborare un piano d’azione, fatto di impegni, azioni e tempi, che porti al raggiungimento dei singoli obiettivi e importantissima in generale per chi voglia occuparsi del bene pubblico.
Infatti un politico deve sapersi prendere la responsabilità di come portare avanti e concretizzare le proprie idee, analizzando costantemente le proprie azioni senza cadere nella tentazione di addossare a persone o circostanze l’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi.

In questo caso il connubio tra consapevolezza, autodeterminazione e responsabilità viene messo a frutto per lo sviluppo personale del politico, ma anche a disposizione di un progetto che non riguarda solo il singolo individuo, ma una comunità di persone.
Tutto ciò porterà all’eudaimonia, che è sì benessere individuale, ma anche felicità individuale realizzata nello spazio sociale, come sentimento di identificazione verso il bene comune; come già detto il politico ha certezza del fatto che starà bene se si troverà in un contesto in cui anche gli altri stanno bene.

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Per concludere tra il coaching e la politica è possibile, anzi auspicabile una storia d’amore.
Quanto più il coach accompagnerà il politico alla consapevolezza delle proprie capacità, potenzialità, motivazioni e valori, e quanto più di conseguenza il politico su questa consapevolezza si sarà autodeterminato, tanto più sarà in grado di impegnarsi in nuove sfide, di realizzare i propri programmi, di prendersene la responsabilità e magari anche di venire rieletto.


Liberamente tratto da Incoaching, del 13 agosto 2017

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