Il Coach non afferma ma domanda

18 Set 2018

C’è chi impila sul comodino libri su libri dei guru del coaching, chi frequenta corsi, sessioni e seminari, chi intraprende un percorso privato, a tu per tu con un coach. Qualsiasi strada tu scelga, il punto di partenza è comunque sempre lo stesso: avere in testa un obiettivo. 

A prescindere dall’obiettivo, il coaching ti spronerà a realizzarlo e, perlomeno nel caso degli incontri privati, per compiere i primi passi lo strumento saranno delle brevi (ma strategiche) domande, formulate ad hoc per farti focalizzare sempre più sul bersaglio, convogliare lì le energie e stimolare il tuo processo creativo per trovare il modo di centrarlo.

A scanso di equivoci: un coach non ti dirà mai cosa fare per ottenere quello che vuoi. Ti sottoporrà invece una serie di punti di domanda che dovrebbero aiutarti a capirlo in modo autonomo. “Voglio mettere in piedi una mia azienda”. “E come intendi procedere?” “Di cosa hai bisogno per iniziare?” e via dicendo, in modo sempre più circoscritto e dettagliato, fino a che un’idea magari in apparenza irrealizzabile o un progetto particolarmente intricato saranno quasi disegnati davanti ai tuoi occhi, e avrai tra le tue mani quasi una mappa per raggiungerli.

“Il coach non afferma, ma domanda. Il cliente non può che rispondere e rispondendo al coach inizia ad ascoltarsi e a lavorare su se stesso” ci dicono dalle scuole.


(Alice Pace, Tutto quello che devi sapere sul coaching, Wired,12/2014)
 

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