Il marketing paternalistico e diseducante dei bonus

07 Ago 2020

Se nel frattempo fosse lanciata una grande campagna nel paese, aperta a tutti, di una progettualità collettiva nell'investimento della grande opportunità finanziaria proveniente dalla UE, non sarebbe l'occasione di bonus meno "boni" ma più intelligenti?

Sembra la befana tutto l'anno questo continuo spillare bonus dalla botte dello Stato che gli uomini del Governo continuano a proclamare. Vanno cavalcando per dritto e per rovescio, con la mascherina o senza, questo orribile vocabolo, durante quelle obbrioborse comparsate alla tv dove sparano la dichiarazione filata, dichiarazione che per come suona vuole dare l'idea di generosità, magnanimità, e concessione.

Si leggono bonus per tutto: pc e tablet, arredi e calzature, elettrodomestici e vacanze, bambini e babysitter, ristoranti e abbigliamento, turismo e bici, ristruttrazioni domestiche e spettacolo, e naturalmente automobili diesel ed elettriche.
Anche se poi, gratta sotto l'apparenza, molti di questi bonus sono impigliati in tanti lacci e lacciuoli, ed esposti a condizioni che ne sminuiscono assai la consistenza.

Ma il problema non sta qui, bensì nel linguaggio usato e nella filosofia che lo sottende.

Ho trovato il termine bonus abbinato con quello di incentivo usato per il settore dell'automobile sicché vorrebbero far passare il messaggio che il cittadino viene incentivato ad acquistare l'automibile, la qual cosa incentiva il mercato dell'auto, e quindi la produzione e quindi l'occupazione. E' il mercato bellezza.

Finamiola con l'emergenza. Gli incentivi per la Green economy dove sono? E i progetti per incentivare la crescita della Next generation se ne sta parlando? Dovremmo aspettare ottobre per leggere idee e proposte precise sul piano di rilancio legato al Recovery fund avanzate dal Governo?