Intervista a Cristiano Poduti, Counselor della Riprogrammazione Esistenziale

27 Nov 2018

Oltre 20 anni d'esperienza nel settore retail/fashion, dopo un percorso di studi classici culminati in una laurea in storia contemporanea, costituiscono il percorso formativo/professionale che hanno permesso a Cristiano Poduti di vivere realtà diverse, indossare vari "cappelli" utili a crescere e fare esperienze sempre nuove. Infatti gli anni da area manager in italia e country manager all'estero, per un'azienda leader nel settore dell'abbigliamento femminile sono stati fondamentali, non solo nel costruire una professionalità e seniority del ruolo ma anche e soprattutto nelle relazioni.
La possibilità di viaggiare in tutta Italia e gran parte dell'Europa, gli permettono di entrare in contatto con culture, lingue, tradizioni e modi di pensare distanti quanto interessanti: nasce in quegli anni l'interesse nei confronti delle persone, dei loro comportamenti, del loro modo di agire e pensare. Tuttavia, complice un ritmo lavorativo molto sostenuto unito ad uno stress legato al viaggiare costantemente, arriva prendere una decisione radicale per la sua vita professionale e personale: lasciare il lavoro, la carriera faticosamente costruita e partita dal ruolo di semplice venditore in negozio.
Cristiano arriva a scoprire il counseling, tramite un amico fraterno e iscriversi quindi presso l'Accademia della Riprogrammazione. Terminato il triennio di studi ha a possibilità di riproporsi nell'ambito retail ma questa volta sotto una nuova veste più in linea con i suoi interessi, quella del Recruiter e Tutor.
Abbiamo voluto fare una chiacchierata con lui per scroprire qualcosa in più del suo percorso e di come è riuscito a conciliare la professionalità acquisita con la precedente.



Ci racconta un episodio importante per lei, relativo agli anni di formazione presso l'Accademia?
Piu che un episodio potrei raccontare dell'intero triennio, del quale conservo un ricordo vivido. Forse la mia prima simulata dove accoglievo una coppia in crisi: ricordo la difficoltà di gestire due clienti contemporaneamente, cercando di utilizzare il modello della riprogrammazione, e di come fosse assai faticoso applicare la teoria alla situazione pratica, in quel momento ingestibile. Devo dire che quello fu un momento topico, perchè tornando a casa cominciai a riflettere sull'importanza del fare pratica, di tirocinare applicando un modello fino ad allora concettuale su situazioni concrete: inutile dire un percorso faticoso, che mi ha anche portato a lavorare con ragazzi di un istituto superiore, grazie al quale farsi le ossa e tradurre in pratica ciò che si era studiato con tanta passione.

In che modo gli studi di counseling hanno inciso sul suo stile di vita?
É stato un percorso molto intenso, un destrutturarsi e ricostrursi. L'eredità del corso è stata molteplice. Ho affinato la capacità di ascoltare in maniera empatica e di comunicare rinunciando all'assertività. Ma l'elemento più importante in assoluto è stato quello di vivere situazioni, persone e accadimenti senza stare nel giudizio, dando spazio e tempo a chiunque volesse raccontare la propria storia nelle modalità a lui più consone.

Come è riuscito ad integrare (e proporre) la sua nuova professionalità con le precedenti esperienze lavorative legate al settore dell'abbigliamento?
Nella mia esperienza partivo da anni di gestione del personale e sfruttando questo ambito centrale nel percorso di un commerciale ho cercato di legarla alle competenze apprese durante il triennio; argomenti come la mediazione o la definizione di un obiettivo risultano strategici in un ruolo legato alle risorse umane.

Come applica il modello della Riprogrammazione Esistenziale nell'ambito della selezione del personale?
Le tecniche di colloquio finiscono per ricalcare in parte una seduta di counseling: ascolto attivo, domande strategiche, analisi del racconto che portano poi alla definizione delle soft e delle hard skills. Rilevante è anche capire la motivazione e l'obiettivo dietro una candidatura ed il modello di riprogrammazione esistenziale non delude in questo.

Che tipo di riscontro ha avuto fin ora dai suoi colleghi?
Positivo in termini di ricerca e selezione del personale, con riscontri sia qualitativi che quantitativi. Molto interessante a livello di mediazione sia con personale di negozio che a livello di colleghi d'ufficio. Mi è già capitato di cimentarmi in situazione di conflitto o demotivazione professionale. Queste situazioni mi hanno dato la possibilità di lavorare proprio con il modello di riprogrammazione, individuando i veri obiettivi personali/professionali delle persone coinvolte andando poi ad agire su strategie corrette e risorse disponibili per raggiungerli.

Come proporrebbe l'intervento di un Counselor anche per le piccole e medie imprese?
Al momento sulla base dell'esperienza attuale sto cercando di dare una definizione di competenze e aree di intervento specifiche. Mi piacerebbe creare e strutturare la figura del People Relation Manager, ovvero quella figura che si preoccupa del benessere di chi lavora all'interno dell'azienda, l'elemento più importante, il cosiddetto cliente interno, essenziale per il buon stato di salute di qualsiasi impresa. In Italia al momento è un concetto abbastanza fantascientifico ma credo che il futuro sia proprio quello ed il counseling può fornire tutti gli strumenti necessari e strategici a questa figura se vogliamo, un po' rivoluzionaria.

Grazie alle competenze che ha acquisito, che tipo di idea si è fatto sulla crisi del mercato del lavoro nel nostro Paese?
Le aziende sono mosse da sempre dal fatturato e dal margine che ne consegue. Da anni ormai entrambi vengono irrimediabilmente erosi da concorrenza sia fisica che online, da vendite promozionali e tasse. Lo Stato in questo contesto difficile non aiuta con agevolazioni e burocrazia più snella le aziende ne le detassa riservando lo stesso trattamento anche agli assunti o neoassunti.Il nuovo decreto sul lavoro poi otterrà l'effetto opposto, aumenterà il precariato e il turn-over del personale perchè manca realmente di incentivare le aziende con agevolazioni sulle nuove assunzioni.

Secondo lei quali potrebbero essere gli sviluppi futuri di questa professione?
Lo sviluppo che ho in testa vede un counselour con competenze specifiche di coaching e al tempo stesso counselor aziendale, responsabile della formazione allo sviluppo delle soft skills nei confronti del management: trasformare i capi in leader.

A chi consiglierebbe d'intraprendere questo tipo di percorso e perché?
A livello personale a tutti, in quanto occasione di crescita e apertura alla vita e alle persone.
A livello professionale a chi ha un pregresso commerciale specialmente in campo di gestione del personale: può fornire una solida base per lavorare dall'interno sul personale a tutto tondo, dalla consulenza alla formazione.


Intervista realizzata da Sara De Deo

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