Intervista ad Annamaria Armano, counselor interno di Riprogrammazione Esistenziale

28 Gen 2018

Originaria di Napoli ma praticamente adottata dalla Capitale, Annamaria si laurea in filosofia ad indirizzo psicologico. Frequenta l'Accademia per la Riprogrammazione in Roma e si diploma con lode. E' ufficialmente iscritta all'associazione professionale AssoCounseling ed ora è anche counselor interno del corso di Riprogrammazione Esistenziale. Le abbiamo fatto qualche domanda per conoscerla meglio.

Come ti sei avvicinata alla professione del Counselor?​

Causa prossima: desideravo  fare qualcosa di nuovo, intraprendere un nuovo percorso di conoscenza; credo che per tutti esista un momento della vita in cui si sente l’esigenza di aprire un nuovo capitolo per ritrovare quella vitalità che nella routine di una esistenza ormai ripetitiva si rischia di perdere: guardandomi intorno, con due figli ormai cresciuti ed un lavoro che ormai aveva poco da insegnarmi, ho cercato una emozione nuova; e ho fatto la scelta giusta.
Causa remota: un corso di counseling esistenziale era sicuramente nelle mie corde; sia per attitudine personale, sia per formazione (provengo da studi di filosofia e di psicologia, ho all’attivo un lungo percorso di psicoterapia , lavoro nel marketing e nella comunicazione come psicologa dei consumi).

Come hai conosciuto l'Accademia della Riprogrammazione?​
Casualmente, cercando sul web. Ho visionato diverse scuole, ho fatto colloqui, e alla fine ho scelto l’Accademia perché ho percepito serietà, ed anche difficoltà: non volevo fare un corso ‘facile’.

Ci parli della tua esperienza di formazione? Qualche ricordo, emozione, particolare appreso.
Per me è stata una esperienza importante, mi ha lasciato un’impronta profonda. Ho amato Mario Papadia per quella sua capacità di mettermi in contatto stretto con ‘altre’ verità. A volte  si viene rapiti da un’opera d’arte, dinanzi  ad essa scompaiono tutti i sentimenti convenzionali e domina il sentimento di onnipotenza: in quel momento puoi sentire che l’essere umano ha delle chance meravigliose se solo ha il coraggio di liberarsi dai luoghi comuni e lasciare alla mente tutto lo spazio che merita. Ecco, alcune lezioni mi hanno restituito questo tipo di emozione.

Ora che sei diventata una professionista, com'è cambiato il tuo approccio?
Quello che già sapevo fare (ascoltare, comprendere, empatizzare, indagare….) si è affinato, e si è completato: non è importante solo aiutare la persona ad una introspezione consapevole, ma anche sostenerla in un cambiamento: soprattutto, darle la fiducia sul cambiamento possibile , perché solo questa fiducia può riattivare   il desiderio e l’energia vitale.

Ci racconti della tua esperienza come Counselor interno presso l'Accademia?​
Il counselor interno è un’ attività solo apparentemente banale, in realtà sta molto alla persona il farla diventare significativa. Per me è significativa e interessante nella misura in cui riesco ad intercettare -nel tempo che ho -  il ‘movimento’ che sta avvenendo nei nuovi discenti e ad orientare (provare ad orientare)  questo movimento nella direzione più corretta (nell’ambito della comunicazione e dello scambio reciproco).

La soddisfazione più grande che hai ricevuto fino ad ora?​
La mia soddisfazione più grande risiede nella soddisfazione dei clienti. Se il cliente che ha avuto una esperienza con me come counselor sente che ne ha avuto  beneficio, e se è riuscito  realmente a pensare se stesso in termini di ‘riprogrammazione’, al punto da inviarmi poi altre persone…lì mi sento proprio tanto soddisfatta.

Consiglieresti questo tipo di percorso? E a chi?​
Consiglierei questo percorso a tutti coloro che, dopo essersi posti il problema, credono che nella vita si possa e si debba cambiare, perché la potenzialità di cambiamento è insita nel nostro DNA e nella nostra storia. A partire da ciò, l’essere  counselor può essere una professione, o una missione, o semplicemente un modo di essere e di relazionarti che ti aiuta a fare molto meglio quello che già fai.

intervista di Sara De Deo