Intervista a Nico Bucci - Counselor della Riprogrammazione Esistenziale

28 Set 2018

Direttore artistico e fondatore dei Roma Gospel Voices, Nico Bucci nasce nel 1982 nella periferia di Roma. La sua passione per la musica sboccia molto presto e all’età di 14 anni intraprende gli studi canori. Il grande impegno e la dedizione profusa nei suoi studi portano ben presto i frutti. Nel 2003 interpreta il ruolo di “Leporello” ne “Il Don Giovanni" di Mozart. Nel 2008 è la voce di Giuda nel musical “La doppia essenza di Cristo” per la regia di Alfredo Pallucci e in seguito “Il Brucaliffo” e “Il Bianconiglio”, in “Alice – Il Musical” per la regia di Ilaria Fontana e musiche e testi di Leonardo Abbate.
Nel 2004 fonda il coro “Roma Gospel Voices”, che attualmente vanta più di 40 coristi di varie nazionalità. Sotto la sua direzione il coro si esibisce ogni anno in numerosi concerti riscuotendo grandi successi, tanto da vantare anche la partecipazione al Guinness World Record 2013 presso il Royal Festival Hall di Londra.
La formazione è un aspetto fondamentale del suo percorso artistico. Infatti si reca negli Stati Uniti per partecipare al master di direzione corale a Washington Dc lavorando al fianco di artisti di fama internazionale come M° Baker Thomas, Mark Prioleau, Lynda Poole e Stephen F. Key, con i quali organizzerà a Roma le due edizioni del “Total Praise Gospel Workshop” del 2008 e 2009.
La sua grande sensibilità verso le discipline olistiche e l’interesse spirituale ed antropologico nei confronti di culture differenti, lo portano ad esplorare gli aspetti più intimi della voce, intuendo come questa influisca sulla determinazione del comportamento e sulla comunicazione emozionale del sé. Elabora e sperimenta così, nel corso di 12 anni, la sua metodologia Biodinamica Vocale, applicandola nell’insegnamento ai suoi allievi, ottenendo ottimi risultati.
A maggio 2013 tiene un Seminario intensivo di Biodinamica Vocale presso il Queen Elizabeth Hall di Londra. Nel 2016 è titolare della cattedra di Canto e Direzione Corale presso l'Università Popolare Internazionale di Reggio Emilia per il Dipartimento Arte ed Espressioni e partecipa come relatore a numerosi convegni come “Donna: dalla violenza alla rinascita” e "Bullismo e Cyberbullismo" entrambi presso il Senato della Repubblica, illustrando i percorsi attraverso i quali la Biodinamica Vocale ha funzionato come strumento di recupero dell’autostima nei casi di abuso.
Al contempo completa il triennio di formazione in Counseling della Riprogrammazione Esistenziale presso l'Accademia della Riprogrammazione in Roma.



Lei proviene dal mondo dell'arte canora e dell'entertainment, come si è avvicinato alle pratiche olistiche e in special modo al Counseling?
Da 15 anni svolgo il lavoro di vocal coach e puntualmente ogni allievo arriva in sala interagendo all'incontro non solo vocalmente. È molto frequente e oserei dire ordinario, che il lavoro vocale faccia emergere contenuti legati al proprio vissuto, all'educazione ricevuta e molto altro ancora.
Nel tempo ho compreso che svolgere un lavoro efficace sul piano tecnico-vocale, significa avere la capacità di aiutare il cliente ad organizzare gli elementi che compongono la strada che sta percorrendo nel presente. Il percorso vocale è una chiave fenomenale in questo, perché mette in evidenza le peculiarità, le rigidità, i comportamenti e spesso le stravaganze che appartengono al soggetto.
Pertanto mi sono accostato al counseling per completare la mia formazione professionale. Credo che sia il campo che più di altri fornisca varie chiavi di lettura del soggetto, e permetta di utilizzare una vasta gamma di tecniche basate sull'empatia. Questo fa si che il cliente si senta parte attiva del percorso e non soggetto passivo in attesa di una qualche analisi di un qualche paramedico.

Come ha scelto/scoperto l'Accademia della Riprogrammazione per la sua formazione in questo campo?
Mi sono avvicinato all'Accademia della Riprogrammazione dopo aver esaminato i modelli di diverse scuole. La proposta del Dott. Papadia basata sul modello evoluzionista, mi ha affascinato per la varietà di tecniche di cui si serve per aiutare il cliente a superare un momento di disagio. Non parlo soltanto di tecniche applicative ma soprattutto di quelle olistiche, che conferiscono al lavoro il pregio di poter ricorrere a più livelli per il raggiungimento di un obiettivo.

Perché il corso di Riprogrammazione Esistenziale piuttosto che Bioenergetica?
Prima della mia iscrizione alla scuola ho terminato i tre livelli di Reiki in cinque anni e successivamente sono diventato massaggiatore ayurvedico, terminando la specializzazione del Panchakarma del percorso nell'India del Sud, in Kerala nel corso di tre anni di studio. La mia esperienza nel campo bioenergetico pertanto, si è articolata nell'arco degli anni in maniera esaustiva e pratica e benché credo che sia un campo in cui non si finisca mai di imparare, ho sentito il bisogno di seguire una formazione nel campo esistenziale, per meglio comprendere i comportamenti dell'uomo, il loro dinamismo, le varie forme di espressione emotiva e apprendere le tecniche di gestione dei gruppi.

C'è qualche ricordo del periodo di studi che le va di condividere?
Dei tre anni di percorso, i momenti che ricordo in maniera più vivida sono quelli nel campo applicativo. Intendo i momenti in cui il Dott. Papadia ci proponeva di lavorare col nostro vissuto e sulle nostre emozioni. Più di ogni altro, ricordo il breve scambio avuto col Dott. Papadia, in cui con una sola frase, mi fece comprendere che il cambiamento si può considerare tale solo quando, per dirla in termini informatici, iniziamo a pensare e ad usare un "alfabeto" appartenente alla nostra "versione" aggiornata, piuttosto che restare negli schemi appartenenti al passato. È stato un breve scambio che mi ha permesso di fare un grande passo verso i miei obiettivi di allora e tutt'ora è un ricordo emozionale che torna utile ogni qual volta ho bisogno di risorse per attuare un cambiamento.

Ci racconta com'è nato il modello della Biodinamica Vocale? Ne può illustrare l'applicazione?
Il modello della Biodinamica Vocale è nato nei 15 anni precedenti al triennio di Riprogrammazione Esistenziale, seppur in maniera non definita. È stato proprio il bisogno di avere una competenza nel campo relazionale a spingermi a frequentare questa specifica accademia. Lavorare e osservare il Dott. Papadia mi ha aiutato ad organizzare i dati raccolti in tutti quegli anni e ad elaborare un modello specifico, basato su pattern vocali e percorsi di espressione emotiva che permettono di far emergere elementi di personalità, ma non solo, condividerli ed elaborarli insieme al cliente e molto spesso in gruppo.

Che tipo di difficoltà si possono incontrare nel suo ambito lavorativo?
Le difficoltà che ho riscontrato nei primi anni di applicazione della mia metodologia sono legate al far comprendere alle persone di cosa si trattasse. Tale tecnica mi ha portato a fondare un coro Gospel in cui tutti si servono della Biodinamica Vocale come mezzo per elaborare le proprie emozioni e condividerle con gli altri. Spesso capita che molti si avvicinino al percorso pensando che sia soltanto un corso di canto per educare la voce, mentre altri arrivano con l'aspettativa di un percorso psicologico. Entrambi i clienti non trovano ciò che cercano, ma rimangono colpiti positivamente per ciò che successivamente sperimentano.
 
Ci può parlare di un caso in cui il modello ha funzionato come strumento di recupero?
Uno dei casi che più mi ha soddisfatto ha visto una donna di 40 anni smettere di fumare dopo 20 anni di sigarette. Successivamente, questo traguardo l'ha spinta a voler intraprendere in maniera più profonda il lavoro vocale col quale abbiamo recuperato una buona parte della sua estensione e contemporaneamente abbiamo elaborato la sua eccessiva timidezza. Attualmente la mia cliente, tra le diverse attività che svolge, è una speaker radiofonica. Ci piace scherzare dicendo che smettere di fumare aiuta a diventare sfacciati.

Cosa ne pensa dei continui attacchi alla professione del Counseling da parte dell'Ordine degli Psicologi? 
Penso che sia un prodotto DOP italiano basato sulla triste realtà della cosiddetta "guerra tra poveri". Negli altri paesi europei e soprattutto in America settentrionale, i counselor lavorano in team con psicologi e psicoterapeuti e svolgono in maniera egregia il proprio lavoro senza invadere il campo altrui. Credo che in Italia ci sia un bisogno di importante entità per ciò che concerne la figura del counselor. Negli ospedali ad esempio, il personale medico non è formato in maniera adeguata a sostenere il paziente nella comunicazione di una patologia infausta. I medici sono medici e fanno i medici. Inoltre nelbpronto soccorso di tutti gli ospedali ho visto molto spesso il bisogno delle persone in attesa, di conforto e di colloquio. Ma per ora i counselor sono liberi professionisti e le persone confidano sull'incontro con personale empatico che non sempre è disponibile.
Io sento una grande responsabilità nel confronti della società in cui vivo. Pertanto cerco nel mio piccolo di dimostrare che il counseling è un mezzo valido ed efficace che non ha nulla a che fare con altre materie e professioni, seppur apparentemente ed epidermicamente simili.

A chi consiglierebbe d'intraprendere questo tipo di percorso professionale?
Consiglierei il percorso di counseling a chiunque dal punto di vista umano. Aiuta le persone a diventare consapevoli delle proprie emozioni e conoscere le abitudini della propria mente. È un ottimo modo per aspirare ad una qualità di vita migliore.
Il percorso professionale lo consiglierei a chiunque ami le relazioni di aiuto, in qualsiasi campo. Allenare la propria capacità empatica permette uno scambio che arricchisce entrambe le parti, chi dona e chi riceve.


Intervista a cura di Sara De Deo
 

Immagini