Intervista a Patricia Elzi, Counselor di Riprogrammazione Esistenziale

30 Apr 2018

Patricia Elzi si è diplomata in Counseling della Riprogrammazione Esistenziale presso la nostra Accademia, ed è accreditata dalla SGfB, SICo e FAIP ma la sua esperienza professionale è vastissima. Con le sue conoscenze linguistiche, ad esempio, accoglie e lavora in italiano, francese, inglese, tedesco e olandese. Come terapista di Somatic Experiencing®, focalizza sul modo in cui si manifestano nel qui ed ora gli effetti del trauma nel corpo, nei comportamenti, nei pensieri e nelle emozioni con l’obiettivo di rilasciare lentamente l’energia intrappolata facendo così riemergere l’autoregolazione naturale del corpo ed il contatto con la nostra energia vitale. Segue da molti anni il Progetto Genitori Ticino ed è ideatrice, promotrice e responsabile del Punto Ascolto Monteceneri, servizio gratuito per tutta la popolazione. L'abbiamo incontrata anche per farci raccontare un nuovo progetto a cui sta lavorando...

Come ti sei avvicinata alla professione del Counselor?
Mi sono avvicinata a questa professione durante un momento di ricerca e desiderio di rimettermi in gioco.
Sentivo il bisogno di cambiare senza però sapere esattamente che cosa stessi cercando. Quando, per caso ho letto un articolo su una rivista italiana in cui veniva descritto la figura del counselor, mi sono  fatta subito incuriosire. Allora, nel 2002, questa professione stava iniziando poco a poco a farsi conoscere.

Come hai conosciuto l'Accademia della Riprogrammazione?
In quell’articolo, c’erano due o tre numeri di contatto per chi fosse interessato a saperne di più.  Prima però, ho cercato se nella Svizzera Italiana ci fosse una scuola che proponesse il percorso di counseling, senza successo, infatti il primo percorso formativo é partito nel 2003. Allora ho telefonato ad uno dei contatti e sono riuscita ad avere un colloquio con il direttore Mario Papadia dell’Accademia, a Milano. Dopo questo primo contatto non avevo più necessità di cercare, ciò che mi proponeva l’Accademia mi ha subito interessata. Mi ha catturato il programma ed il suo quadro teorico di riferimento ‘antropologico evoluzionistico’.  Inoltre il primo anno ho potuto frequentarlo a Milano.

Operando a Bellinzona, che differenze hai riscontrato nella realtà del Counseling italiano rispetto a quello Svizzero?
Prima di Bellinzona ho lavorato molti anni a Lugano, ma ho sempre continuato ad avere contatti con la realtà italiana e le associazioni SICO e FAIP Counseling, dove sono iscritta all’albo. Il territorio in Svizzera italiana é molto piccolo, la figura del counselor non é integrata e poco conosciuta. Presso la scuola di counseling qui in Svizzera Italiana, ad indirizzo sistemico-cognitivo, ho potuto svolgere corsi di aggiornamento necessari per poter poi essere accreditata presso la SGfB (Società Svizzera di consulenza). Infatti le ore richieste di tirocinio, aula, supervisione e lavori su casi é più altro rispetto a quello italiano. Ora, da pochi anni la figura del counselor (consulente psico-sociale) é riuscito a raggiungere un riconoscimento a livello federale, Consulente in ambito psicosociale con diploma federale EPS, grazie ad un lungo lavoro da parte della SGfB. Ho superato l’esame portando il modello dell'Accademia per la Riprogrammazione. Questo traguardo é molto importante per noi professionisti, che ora lentamente può portare a maggior visibilità nella società e più qualità per i clienti.

Ci racconti qualche ricordo, emozione, relativa all'esperienza professionale "Progetto Genitori Ticino”? 
Progetto Genitori Ticino é stato il mio primo trampolino di lancio per mettere a frutto la professione. Lavorare con i gruppi di genitori in presenza dei figli tra 0-4 anni é stata una sfida interessante e molto arricchente. Ho potuto ampliare le mie conoscenze relazionali genitore-figlio ed ascoltare con molta attenzione la richiesta del genitore  quando mi chiedeva come fare nei momenti difficili con il figlio. In particolare, ho sempre portato lo sguardo verso il genitore in difficoltà, dandogli lo spazio per esprimere le sue emozioni e i suoi bisogni. È sempre difficile portare il focus sul genitore invece del figlio, ma quando accolgo il genitore che sta vivendo un momento difficile, momenti di esasperazione e vede tutto nero sopratutto perché molto stanca, e che non é l’unico a sentirsi così, allora posso accompagnarla nel migliorare la relazione con il figlio e tranquillizzarsi. Certo, lavorare seduta per terra in mezzo al gruppo di mamme e piccoli é stato difficile, all’inizio ho dovuto anche fare i conti con la mia vergogna “tutte mi guardavano e ascoltavano”! Poi ho scoperto che il gruppo può essere molto nutriente per aiutarsi a vicenda, ascoltare le altre e sentire come fanno sono idee e risorse per la riflessione. Il lavoro con i genitori é particolare, loro sono gli esperti dei loro figli, e così come counselor tu puoi agganciarti a questo loro potenziale e fare un lavoro di empowerment. 

Com'è nata l'idea del Punto Ascolto Monteceneri?
E`nato dalla conoscenza di una mamma che incontravo nei gruppi genitori mamma-bambino, con la quale ho potuto confrontarmi per proporle la mia idea. Da molto avevo in un cassetto questo progetto con l’idea di rendere il counseling accessibile a tutti. Ho colto l’occasione del cambiamento che il comune aveva fatto un anno prima, diventando un comune unico con cinque ex-comuni ora quartieri, tutti con realtà molto diverse. Allora, abbiamo pensato di creare un unico punto di riferimento, dove le persone potessero incontrarsi, riconoscersi e accedere per orientarsi, in uno spazio sicuro ed accogliente e, gratuito per tutta la popolazione. Un luogo accessibile ed accogliente, dove ognuno potesse entrare, anche solamente per bere un caffè, chiedere un’informazione oppure una consulenza. È aperto un giorno alla settimana e, oltre ad incontrare le persone, funge da antenna sul territorio e crea rete insieme agli altri servizi esistenti. Sono nate anche delle collaborazioni molto interessanti, ne nomino uno: la collaborazione con la Casa Anziani, la quale contatta Punto Ascolto quando nota che  i familiari della persona anziana che farà il passaggio dal domicilio presso il servizio, hanno molte difficoltà in questo passaggio o che ci sono conflitti tra di loro. Oggi il servizio gratuito offerto dal comune Monteceneri compie 5 anni! 

Attualmente stai lavorando ad un progetto, in collaborazione con il movimento AvaEva. Ce ne parli?
Con la mia collega counselor e mediatrice abbiamo deciso di proporre degli incontri gruppo di parola mensili rivolto in particolare a genitori, nonni e figli che stanno vivendo un momento d’intenso conflitto o di grande difficoltà relazionale che minaccia la rottura della relazione oppure a coloro che la stanno subendo e già vivono l’iterruzione. Ciò che vediamo, é che questo tema crea molte incomprensioni e molto dolore, ma é legato anche alla paura di ‘mostrarsi’. Tabù sociale e vergogna frenano le persone a parlarne. L’associazione AvaEva si sta chinando più sugli aspetti legati ai diritti dei nonni e dei nipoti in caso di rotture. Insieme ora stiamo pensando ad una modalità di collaborazione, sopratutto per uscire e parlarne.  Sempre legato a questo tema, con la mia collega organizzeremo una conferenza ed una giornata di approfondimento in ottobre, in collaborazione con il direttore dell’Accademia Mario Papadia.

Qual'è la soddisfazione più grande che hai avuto fino ad oggi dal tuo lavoro?
Innanzitutto é stato un percorso in cui io stessa ho potuto e sto tutt’ora evolvendo, grazie a tutte le persone che mi contattano. L’incontrare il lavoro con la risoluzione del trauma, in cui ho potuto mettere insieme le mie conoscenze di counseling legate ai temi della sopravvivenza, é stato un ulteriore passo per poter aiutare far vivere meglio ed apprezzare la vita. Sincronizzarsi ed emozionarsi con lacrime di compassione quando una persona si rende conto di essersi persa di vista, aiutare a ri-sentire il battito del proprio cuore, rendersi conto che molto spesso la rabbia e la lamentela avvengono dentro di sé per un motivo di difesa e dunque poterla onorare per poi cambiare. Sentirsi dire dai propri figli che ci ammirano e che ci ringraziano per la franchezza e la disponibilità di mettersi in discussione. Immensa gratitudine per Mario, la prima persona che ho incontrato all’inizio di questo grande cambiamento.

Consiglieresti d'intraprendere questo tipo di percorso professionale? E a chi?
SÌ lo consiglio a chiunque. A chi già lavora in una realtà di insegnamento, aiuto sociale o altro, a chi é genitore, a chi desidera completare le sue competenze e contribuire a migliorare le sue abilità relazionali in qualsiasi campo, anche quello politico. È una professione attuale e del futuro, che si può inserire all’interno di servizi esistenti oppure crearne dei nuovi. Il counselor é un tassello in più in questa realtà complessa, può collaborare insieme a psicologi e psichiatri per un’integrazione più profonda.

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