Intervista a Sara Caroppo, Counselor della Riprogrammazione Esistenziale

28 Giu 2018

Sin da giovanissima è incline all’ascolto e al conforto di persone intorno a lei, sia che si trattino di coetanei, familiari o conoscenti. La sua formazione però comincia nel 2009 quando si iscrive al corso triennale in Counseling della Riprogrammazione Esistenziale del prof. Mario Papadia a Roma. Alla fine di questo percorso, nel 2011, presenta la sua tesi “Storie di genitorialità differente” basata sulla sua esperienza diretta con figli adottati e le loro rispettive famiglie.
Nel 2012 sii trasferisce nel Regno Unito proseguendo inizialmente a lavorare con le famiglie italiane e nel 2015 completa il corso di Laurea Specialistica all’ Universita’ di Northampton in Counselling per Bambini e Adolescenti ottenendo il punteggio massimo ed entrando a far parte della BACP (Associazione Britannica di Counseling e Psicoterapia).
L'abbiamo incontrata per farci raccontare qualcosa in più sulla sua esperienza professionale...

Perché ha scelto il percorso del Counseling piuttosto che gli studi di Psicologia?

Quando mi sono iscritta al corso di Counseling avevo 21 anni ed ero in una fase della mia vita di confusione rispetto al mio futuro. Ricordo che quando ero bambina avevo dei piani che poi nel crescere ho capito non essere per me in quanto avevo un gran voglia di fare e di riuscire ma non sapevo come dare alla mia vita una direzione precisa.
Arrivai al corso di Counseling tramite mia madre, che lavorava già nel settore, e che mi suggerì di intraprendere questo percorso con lo scopo di conoscere meglio me stessa e ciò che volevo veramente.
Quindi non posso onestamente dire di aver scelto il Counseling  invece  di psicologia come conseguenza di una scelta mirata e aggiungo che anche la scelta professionale è arrivata fluidamente perché' mi sono ritrovata in questa professione quasi per caso, o come piace dire a me,  è lei che ha scelto me e non il contrario. 
Ad ogni modo oggi che sono in grado di capire la differenza che c’è tra queste due discipline mi dico che  se tornassi indietro, sceglierei di studiarle entrambe, come spesso accade in Inghilterra, dedicandomi alla psicologia come base di conoscenza per poi concentrarmi sul Counseling che sicuramente offre un approccio innovativo e strumenti molto mirati e dinamici per un tipo di  lavoro terapeutico.

Come mai ha optato per l'Accademia della Riprogrammazione per la sua formazione? 
Ho partecipato ad una conferenza di presentazione tenuta dal prof Mario Papadia e mi sono subito entusiasmata alla proposta formativa che mi è stata presentata. 

Gli studi di Counseling hanno inciso sulle sue scelte di vita?
Sicuramente si. Il Counseling, contrariamente alla maggior parte delle professioni non è semplicemente un’attività lavorativa che si svolge sulla base di competenze logiche e/o tecniche bensi un’opportunità continua e costante di autoriflessione e crescita evolutiva personale che rende il lavoro stesso sempre diverso e ricco di stimoli.  Sicuramente attraverso il Counseling ho imparato molto di me stessa, e questa conoscenza ha indubbiamente cambiato il mio modo di essere e di vedere il mondo intorno a me incoraggiandomi a espormi , ad ascoltare le mie intuizioni, a seguire le mie naturali inclinazioni, e anche  ad andare, sbagliare e riprovare. 

L'Inghilterra era una meta sin dall'inizio? Come si è trovata a svolgere la sua professione in un'altra lingua?
No, assolutamente non lo era.  Anche qui ci sono capitata per puro caso cogliendo un’opportunità che mi è stata offerta dal mio professore di couseling Mario Papadia attinerte al mio tirocinio e da cui poi ne sono nate delle altre.  Il bello delle occasioni è che non sai mai quanto lontano possano portarti fino a quando non ci sei arrivato. È chiaro comunque che non è stato tutto semplice e facile perchè  le difficoltà ed i sacrifici non sono mi sono mancati tuttavia anche questi sono stati occasioni per affinare le mie risorse e abilità. 
Una di queste è stata lavorare e relazionarmi con altri professionisti in ambienti professionali in una lingua che non mi apparteneva e che dovevo adoperare per esprimere concetti talvolta più grandi di me. E’ stata senza dubbio una grande sfida ma che ad oggi non vivo più come una barriera ma anzi, la reputo essere una peculiarità che mi facilita  nel relazionarmi con chiunque e specialmente con le minoranze, incarnando io stessa un esempio di diversità. A questo proposito  devo confessare che dopo tutti questi anni mi sento molto più a mio agio a lavorare e scrivere in inglese che non nella mia lingua madre. 

Per quanto riguarda la figura del Counselor, che differenze ha riscontrato rispetto all'Italia?
Devo ammettere che sono piuttosto confusa sulla questione del Counseling in Italia e faccio persino fatica a capire da dove nascano tutte queste polemiche. In Inghilterra la figura dello psicologo si occupa della sfera mentale e di come questa agisca e reagisca, e di conseguenza va ad occuparsi di problematiche relative alla salute mentale con il supporto di strumenti clinici specifici. Il Counselor invece lavora sulle emozioni in maniera psicoterapica utilizzando tecniche relative alla Talking-Therapy (Terapia della parola) e agisce su quello che è il benessere psico-emotivo della persona. Ciò che più mi stupisce di questo scontro Psicologia-Counseling è che nella mia esperienza professionale la figura dello psicologo è ben delineata rispetto a quella del Counselor che spesso invece combacia con quella dello Psicoterapeuta che analogamente lavora nell'ambito emozionale, proponendo però un percorso più a lungo termine per problematiche più complesse e radicate. 
Sebbene anche nel Counseling esistano vari approcci, questo comunque tende ad offrire un 'trattamento' più breve e mirato, volto a risolvere le problematiche delineate nel qui ed ora.
Al di là poi delle differenze relative al ruolo, la principale discrepanza con l’italia è che qui in Inghilterra queste tre figure vanno ad aggiungersi alle tante altre figure professionali che lavorano nel Mental Health tra cui i vari Practictioners, Workers, Psichiatri, Infermieri, Assistenti Sociali, ed altri operatori dove ognuno, con il proprio ruolo e all’interno della sua nicchia, contribuisce a creare un sistema articolato, strutturato e supervisionato in grado di rispondere in maniera efficiente ai bisogni di tutta la comunità.

La figura dello School Counselor è nuova per il nostro Paese, anche se ci sono delle sperimentazioni in corso. Ci può raccontare della sua esperienza personale?
La mia esperienza nelle scuole inglesi è senz’altro il motivo che mi ha tenuta in Inghilterra cosi a lungo. È una figura professionale impegnativa e rilevante che va a contribuire, insieme al corpo insegnante, allo sviluppo di coloro i quali saranno gli adulti di domani.
È un servizio di supporto non necessariamente limitato alla sfera scolastica che va a sostenere l’alunno in qualsiasi tipo di fragilità e problematica presenti. Anche per il genitore, la figura del Counselor scolastico diventa un importante punto di riferimento attraverso il quale  lo studente accresce la cura di sé stesso , le sue capacità di  relazionarsi positivamente con gli altri studenti ed insegnati e il suo interesse motivazionale per la scuola migliorandone il rendimento .
La figura del Counselor scolastico comunque non va circoscritta solo all’Inghilterra o ai paesi anglofoni. È una figura professionale che sta gradualmente emergendo anche nel panorama europeo e mondiale. Io ad esempio ho in programma di collaborare con il Brighton College, la cui prima e principale sede è a Brighton in Inghilterra e che a settembre 2018 aprirà la sua prima sede a Dubai e la seconda sede negli Emirati Arabi. La ragione principale per cui ho preso la decisione di accettare questo incarico è stato il desiderio di approfondire  come il Counseling scolastico sia concepito al di fuori dell’Inghilterra. Invece per quanto riguarda l’italia mi piacerebbe molto che anche nel mio paese nascessero realtà di questo tipo soprattutto nelle scuole internazionali, in cui il Counseling scolastico è già stato riconosciuto come un ambito di tutto rispetto nella formazione dello sviluppo del bambino.  

Che tipo di confronto e riscontro ha avuto dai colleghi stranieri?
Devo dire che io mi sono trovata sempre molto bene in tutti gli ambienti lavorativi in cui sono stata nonostante io sia stata quasi sempre l’unica italiana, e spesso anche l’unica straniera. Sebbene Londra sia famosa per essere decisamente multietnica, nel mio campo nel settore pubblico non ho incontrato molti operatori stranieri, forse anche a causa dell’alto livello di conoscenza della lingua, requisito indispensabile  per svolgere questa professione.
Ci tengo a sottolineare che io non mi sono mai sentita né discriminata nè sottovalutata, e che ho imparato molto da ogni singola persona con cui ho collaborato stringendo  dei rapporti personali e professionali significativi  e duraturi. 

Che tipo di problematiche si trova ad affrontare la Londra dopo Brexit?
La Londra post-Brexit è un paese dove apparentemente nulla è cambiato ma dove in realtà è cambiato tutto. Ovviamente posso parlare solo in base a quella che è la mia personale opinione. Intendo dire che secondo me ciò che caratterizzava l’Inghilterra, e Londra in principal modo, è la multiculturalità, la tolleranza alla diversità e l’apertura mentale di cui tu stesso sei emblema e portavoce. La Brexit ha profondamente cambiato questa percezione facendo vacillare le certezze acquisite . Conosco molti Italiani che si sono già trasferiti o che sono tornati in Italia. Tanti altri se ne andranno e altrettanti hanno deciso di non muoversi più per la paura di non poter rientrare. È un vivere diverso, incerto, in cui nessuno sa bene cosa cambierà in termini di diritti e opportunità di lavoro. Io dal canto mio ho deciso di non lasciarmi influenzare dalla paura e dall’incertezza e ho deciso di salutare momentaneamente l’Inghilterra per lanciarmi in questa nuova avventura in Medioriente. 

A chi consiglierebbe d'intraprendere questo tipo di percorso professionale?
Sinceramente lo consiglio a tutti coloro che sentano una propensione all’ascolto ed al supporto verso gli altri. Ma anche a chiunque abbia  voglia di fare e di dare perché è una professione estremamente arricchente dal punto di vista sia lavorativo che personale  applicabile in diversi ambiti di intervento in cui non è richiesta la presenza dello psicologo ma dove è  utile l’assistenza di un  professionista che porta con sè diverse e nuove competenze, strumenti e tecniche terapeutiche.
Inoltre come ho già accennato, questo tipo di percorso non ha necessariamente come unica finalità quella di operare come counselor in quanto le conoscenze e gli strumenti  di questa disciplina si applicano ad ogni aspetto della vita, e possono perciò essere integrate in qualsiasi tipo di attività e relazione rendendo il  counseling una disciplina poliedrica e versatile.

Immagini