I veri vantaggi economici dell'accoglienza

25 Giu 2018

Rifugiati e migranti alla ricerca di paradisi sicuri e opportunità avvantaggiano le economie delle nazioni che li ospitano entro cinque anni dall'arrivo, suggerisce un'analisi di trent'anni di dati riguardanti 15 paesi dell'Europa occidentale.

Lo studio rileva che subito dopo un picco nella migrazione, la forza complessiva e la sostenibilità dell'economia del paese migliorano e i tassi di disoccupazione calano. Le sue conclusioni contraddicono l'idea che i rifugiati impongano un eccessivo onere finanziario su un paese, assorbendo risorse pubbliche. Lo studio è stato pubblicato su Science Advances il 20 giugno.

"Alcuni dicono che vorrebbero accogliere i rifugiati, ma non possono permetterselo", dice Hippolyte d'Albis, dell'Ecole d'économie de Paris e del CNRS francese, che ha guidato il lavoro. "Ma abbiamo dimostrato che storicamente non è stato un costo, e che se non si accolgono gli immigrati, l'economia potrebbe peggiorare".

D'Albis e il suo gruppo hanno utilizzato un modello matematico che usa indicatori economici annuali per fare previsioni sul futuro a seguito di forti shock, come i disastri naturali. In questo caso, gli eventi erano gli afflussi di immigrati. Molti dei richiedenti asilo inclusi nello studio erano quelli fuggiti dalla guerra nell'ex Jugoslavia negli anni novanta e quelli che sono arrivati di recente dalla Siria. L'analisi ha esaminato le condizioni dal 1985 al 2015 in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Islanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Portogallo e Regno Unito.

Per valutare il benessere economico delle nazioni, i ricercatori hanno misurato i redditi medi nel corso degli anni, dividendo il prodotto interno lordo (PIL) di un paese per il numero di abitanti. Hanno anche calcolato una variabile chiamata saldo di bilancio, che sottrae la quantità di denaro speso da un paese in programmi statali, come il welfare, dall'ammontare di denaro raccolto attraverso le tasse.

Il modello suggerisce che entro due anni da un afflusso di migranti, i tassi di disoccupazione calano significativamente e la salute economica aumenta. È probabile che questi effetti dipendano dal fatto che i migranti aumentano la domanda del mercato, forniscono servizi, aggiungono posti di lavoro e pagano le tasse.

Lo studio ha dimostrato che queste attività economiche superano di gran lunga i costi governativi dei nuovi arrivati, il che può essere in parte spiegato dal fatto che gli immigrati tendono a essere adulti giovani e di mezza età che sono meno dipendenti dai benefici statali degli anziani, spiega d'Albis.

Anche i richiedenti asilo sono di vantaggio per le economie, ma i loro effetti impiegano più tempo a manifestarsi – da tre a sette anni – e il vantaggio è meno ovvio. A differenza dei migranti, le persone che cercano rifugio spesso subiscono restrizioni sul lavoro e devono trasferirsi in un altro paese se le loro richieste di
residenza permanente vengono negate.

Michael Clemens, economista del Center for Global Development, un think tank di Washington, afferma che l'analisi si differenzia da alcuni lavori precedenti perché si concentra su impatti di grandi dimensioni, invece che su elementi specifici di un'economia, come l'effetto degli immigrati sui salari locali.

In un momento di grandi tensioni e di cambiamenti per le politiche dell'immigrazione negli Stati Uniti e in Europa, studi come questo possono aiutare i politici a valutare le conseguenze delle loro azioni. "Se tagli l'immigrazione per motivi culturali o di sicurezza, pagherai un prezzo economico", dice Clemens.


Liberamente tratto da LeScienze, del 25 giugno 2018
 

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