La politica ci fa ragionare meglio

24 Gen 2018

Uno studio del neuro-farmacologo John D. Roache dell'Università del Texas (San Antonio, Usa) sembra cascare a fagiolo, tanto per gli americani - scioccati dalle dispute interne ai democratici - quanto per noi italiani, in attesa delle elezioni. I risultati a cui è giunto il ricercatore suggeriscono che seguire i dibattiti e, ancora di più, impegnarsi attivamente nelle discussioni, sia utile a stimolare i sistemi che nel cervello vengono attivati nei processi di attenzione e apprendimento, migliorando le nostre prestazioni cognitive. 

«Quando ascoltiamo i candidati e ragioniamo su ciò che dicono», afferma Roache, «il nostro cervello elabora le informazioni e, più che in altre circostanze, si incrementano le connessioni tra i neuroni e migliorano i sistemi di connessione neurochimica associati alla memoria e all'apprendimento.» E fosse tutto qui! A quanto pare, questi meccanismi sono gli stessi che si attivano quando siamo occupati in attività fortemente motivanti e stimolanti, come l'interazione sociale, o quando mangiamo o facciamo l'amore.

L'idea non è nuova: lo scorso anno, un altro studio, sempre americano, aveva dimostrato che pagare le tasse può dare piacere, in quanto "accenderebbe" le stesse aree del cervello attivate dal sesso e dal cibo. Ma a quanto si scopre oggi, anche solamente promettere di abbassare le tasse si dimostra utile a farci stare meglio (per un po').

Ancora meglio dei commenti tra amici sulle esternazioni dei politici è, però, la politica vissuta in prima persona: «Se siamo emotivamente coinvolti, o addirittura politicamente attivi», spiega il ricercatore, «le funzionalità del cervello migliorano ulteriormente, proprio grazie al maggiore coinvolgimento». Il meccanismo, in fondo, è lo stesso che entra in gioco quando ci dedichiamo ad attività impegnative ma gratificanti, come il risolvere rompicapi o giochi enigmistici, ideali per mantenerci allenati e lucidi. A questo punto, però, resta aperto un ultimo interrogativo: e se fossero i politici a essere poco lucidi?

Liberamente tratto da Focus, del 28 febbraio 2008

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