La povertà italiana

27 Dic 2019

Se nel 2018 le persone più ricche d’Italia avessero voluto incontrarsi, avrebbero potuto organizzare una cena. I 21 commensali avrebbero potuto contare su una ricchezza di circa 107 miliardi di euro, pari a quella del 20% più povero della popolazione. Se gli italiani che vivono in una situazione di povertà assoluta avessero voluto fare lo stesso, l’operazione sarebbe stata un po’ più complicata.

Le persone che non riescono a permettersi un’alimentazione adeguata, una casa riscaldata e il minimo necessario per vestirsi o curarsi sono cinque milioni. È come se gli abitanti di Roma, Milano e Napoli dovessero trovare una città in grado di ospitarli tutti, o se i residenti in Sicilia decidessero di spostarsi in massa verso un altro luogo.

“La profonda disuguaglianza ha un pedigree estremamente lungo”, scrive lo storico Walter Scheidel, che nel libro La grande livellatrice ripercorre l’intreccio tra disuguaglianza e violenza dalla preistoria a oggi. “Duemila anni fa, nell’impero romano le maggiori fortune private equivalevano a circa 1,5 milioni di volte il reddito annuo pro capite medio, all’incirca lo stesso rapporto che intercorre oggi tra Bill Gates e l’americano medio”.

A metà del 2018 il 20% più ricco degli italiani possedeva circa il 72% della ricchezza nazionale. E nelle mani del 5% più ricco c’era la stessa quota di ricchezza del 90% più povero.
La situazione è peggiorata negli ultimi dieci anni a causa della crisi economica cominciata nel 2008. La ricchezza dell’1% degli italiani più ricchi ha continuato a crescere – facendo registrare un calo solo tra il 2016 e il 2017 – mentre le persone in difficoltà sono aumentate.

Negli ultimi anni sono aumentati anche i minori che vivono in situazioni di povertà. Save the children ha calcolato che il loro numero è triplicato: “Nel 2008 appena un minore su 25 (il 3,7%) era in povertà assoluta, un decennio dopo si trova in questa condizione ben 1 su 8 (12,5%). Sono numeri che spaventano: nel 2007 i minori in povertà assoluta erano circa mezzo milione, oggi sono 1,2 milioni”.

A chi pensa che questa situazione sia circoscritta, l’Oxfam ricorda che in Italia una persona su quattro è a rischio povertà. Il confine tra chi ce la fa e chi non ce la fa è molto più sottile di quanto si creda. Le statistiche aiutano a scattarne una fotografia, ma da sole non bastano a misurarlo, a coglierne le sfumature, a capire cosa significa scivolare, o precipitare, da una parte all’altra. Le storie di chi è stato in difficoltà, o lo è ancora, aiutano a farlo.

Nei loro racconti ci sono sempre dei momenti in cui si sente un rumore, come di qualcosa che va in frantumi: un lavoro, una famiglia, una speranza. Spesso le persone sono lasciate sole a raccogliere i cocci, qualche volta trovano un aiuto che riesce a farle rimettere in piedi. Il reddito di cittadinanza ha restituito a tanti un po’ di ossigeno, ma non ha abolito la povertà, come prevedeva con enfasi il governo italiano nel 2018.

Piuttosto, ogni tanto decreti sicurezza, daspo urbani e sgomberi hanno provato ad abolire i poveri. Le storie di sette persone in cinque città diverse aiutano a capire quanto queste risposte possano essere riduttive, inefficaci, spesso pericolose. E aiutano a infrangere la retorica che li descrive come un tutt’uno, a volte criminalizzandoli, a volte trattandoli con paternalismo, a volte descrivendoli con un lirismo ingenuo.

Liberamente tratto da Internazionale
 

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