Next Generation EU: con l'augurio che non siano solo soldi

26 Lug 2020

Intanto è bella la denominazione di questo programma: Next Generation EU, e poi è notevole la capacità finanziaria di cui è dotato.

Per la prima volta, almeno a mia memoria, un progetto politico, continentale e nazionale, si presenta con l'esplicita dichiarazione di una generazione che intende impegnarsi a investire proprie risorse operative ed economiche per la generazione seguente, non solo limitandosi a introdurre nella propria vita criteri di autodisciplina, - come avviene nei progetti di green economy.

L'intento esplicito è di tutelare la generazione seguente dalle conseguenze negative provenienti dalla grave crisi sanitaria, che si è rapidamente trasformata in crisi economica (blocco delle attività produttive), sociale (lavoro, organizzazione familiare, organizzazione sociale), politica e culturale (blocco delle scuole, della produzione e fruizione culturale).
E quindi, dicono esplicitamente i primi due punti del programma, si finanzia il sostegno degli sforzi degli Stati membri per riprendersi dalla crisi, superarne gli effetti e riemergere più forti, e misure volte a stimolare gli investimenti privati e sostenere le imprese in difficoltà. 

Nel terzo punto si parla di "trarre insegnamenti dalla crisi", espressione che mi pare molto stimolante perché richiama l'attenzione su un aspetto essenziale in ongi fuoriuscita da una crisi, appunto trarne insegnamento. Il programma pone in risalto l'importanza di una consapevolezza politica e culturale di cosa significhi per tutti i popoli europei appartenere all'Unione Europea, e di incrementare strumenti di vicinato, sviluppo, cooperazione reciproca, spirito di accoglienza.

Quest'ultima raccomandazione ha la vigoria di una visione di lunga prospettiva, davvero a vantaggio della "next generation" europea, solidale e ricca di tradizioni, forte di fronte alle grandi potenze sedmpre più aggressive, e non abbandonata alle meschinità dell'oggi per l'oggi del populismo nazionalista.