Novità sull'invecchiamento del cervello femminile

21 Feb 2019

Nel contesto sociale di una popolazione sempre più anziana, in cui l’impatto delle demenze e delle malattie neurodegenerative sta diventando sempre più gravoso, comprendere come invecchia il cervello di una persona è un obiettivo prioritario.

In uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, Andrei Vlassenko e colleghi della Washington University School of Medicine hanno osservato alcune importanti differenze tra uomini e donne nell’invecchiamento fisiologico del cervello: dal punto di vista metabolico, il cervello femminile appare in media da tre a quattro anni più giovane, a parità di età anagrafica.

Alcuni studi hanno infatti evidenziato che rispetto al cervello degli altri primati, quello della nostra specie conserva per gran parte della vita, un elevato grado di neotenia o di "gioventù": vale a dire che in esso si riscontrano caratteristiche microstrutturali, metaboliche e di trascrizione del DNA del tutto analoghe a quelle del periodo dello sviluppo.

Ora, tra i principali fattori che influenzano lo sviluppo del cervello, e quindi in linea di principio il suo invecchiamento, ci sono le differenze sessuali, in particolare durante l’infanzia, l’adolescenza e le prime fasi dell’età adulta. A ciò si accompagna il fatto che i cambiamenti nell’espressione dei geni legati all’invecchiamento sono diversi tra uomo e donna.

Più nello specifico, nelle donne si osservano meno cambiamenti nei geni coinvolti nella produzione di energia e nella sintesi delle proteine, e più cambiamenti invece nei geni che regolano il sistema immunitario e la reazione a fattori di stress ambientali.

Tutti insieme, questi dati quindi fanno ipotizzare che il cervello femminile conservi per tutta la vita o per la maggior parte di essa un grado di “gioventù” rispetto a quello dell’uomo. Questa ipotesi ha trovato ora un riscontro sperimentale quando Vlassenko e colleghi hanno sottoposto 205 soggetti adulti di età compresa tra 20 e 82 anni, normali dal punto di vista cognitivo, a scansioni cerebrali di tomografia a emissione di positroni (PET).

I dati raccolti sottolineano inoltre che esiste una notevole variabilità individuale nel metabolismo cerebrale, coerentemente con l’evidenza che il declino cognitivo e gli altri disturbi neurodegenerativi legati all’età colpiscono alcuni soggetti molto più di altri.


Liberamente tratto da LeScienze.it, del 5 febbraio 2019

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