Condividi su:

Articoli

La programmazione evoluzionistica, così come la riprogrammazione, sono un dato presente in diverse forme nella letteratura scientifica.

    News in primo piano
  • 27 Giu 2016

    Corso di aggiornamento in Counseling Finanziato FSE - AssoCounseling

    Leggi News
  • 23 Giu 2016

    Cibo è mamma

    Leggi News
  • 23 Giu 2016

    Sei indeciso? Ci pensa l'amigdala.

    Leggi News
  • 22 Giu 2016

    E' l'ora della cronoterapia

    Leggi News
  • 21 Giu 2016

    Il segreto degli uccelli migratori

    Leggi News
  • 21 Giu 2016

    Cervello e attività collaborativa fra uomini e donne

    Leggi News
Libri
Corsi
Torna alla lista degli Articoli 30 Nov 2015

Più vicini alle previsioni di Minority Report

Pubblicato su Nature Neuroscience dello scorso ottobre, lo studio di un gruppo di ricercatori americani - Emily Flynn e colleghi, coordinati da Todd Constable – pare abbia acceso fantasie ormai sempre meno futuristiche e immediati interrogativi etici o, meglio, neuroetici, secondo la nuova disciplina che si occupa delle conseguenze delle scoperte sul nostro cervello. Il loro utilizzo degli schemi di connessione fine tra aree cerebrali per tracciare un profilo "unico" di ciascuno dei partecipanti alla ricerca, riuscendo anche a provare una stretta correlazione tra specifici profili e le prestazioni cognitive dei soggetti, ha fatto correre subito il pensiero al film Minority Report o meglio al racconto omonimo di Philip Dick. Potenzialmente, infatti, sarebbe praticabile mettere un giovane nella macchina della risonanza magnetica funzionale (fMRI) per capire se è più portato per un tipo di studi o per un altro sulla base dell’architettura del suo sistema nervoso. Su questa linea, naturalmente, si possono avere anche indicazioni sulla propensione alla violenza, non proprio l’anticipazione d’intenzione nel commettere un crimine, come nella pellicola, ma qualcosa di molto simile. Con la cautela che è d’obbligo il gruppo di ricercatori ammette che la strada era aperta già dal punto di vista teorico, non c’è nulla di veramente nuovo nello studio, però ora si è tecnicamente riusciti a realizzare un’identificazione neuronale dei soggetti, almeno nel breve periodo.

Nel dettaglio, gli studiosi hanno utilizzato le scansioni di 126 giovani che, nell’ambito del "Progetto connettoma umano", sono stati analizzati in due giorni consecutivi, sia in completo riposo sia durante l’esecuzione di alcuni compiti verbali e di memoria. Il primo passo è stato quello di considerare 268 piccole porzioni dell’encefalo (ciascuna composta da milioni di neuroni) e vedere in che modo si collegano l’una con l’altra, ovvero quanto "dialogano". Sulla base di questo indicatore è stato possibile, con l’aiuto di un software, abbinare in modo corretto le "immagini" cerebrali di un soggetto analizzato il primo giorno con quelle dello stesso soggetto analizzato il secondo giorno, scegliendole tra 126 diverse, senza considerare nessun altro elemento che non le stesse scansioni eseguite con la fMRI. In altre parole, è come se avessimo un profilo di attivazione del sistema nervoso secondo connessioni specifiche tra le aree che permette di capire chi è la persona in questione, con un’accuratezza molto alta, che sfiora il 90%. In particolare, sono le zone frontali e parietali dell’encefalo quelle che permettono di meglio discriminare, coerentemente con il fatto che sono queste le aree tipicamente correlate alle funzioni mentali superiori dell’essere umano, compreso il ragionamento astratto. Infatti, nelle zone che sovraintendono alla visione e alle funzioni motorie i circuiti sembrano cablati in modo abbastanza simile tra persone diverse, mentre le maggiori specificità si hanno nelle aree di recente evoluzione filogenetica. Il passo in più è stato quello di abbinare i diversi profili con i risultati dei test di intelligenza svolti dai partecipanti all’esperimento. In questo caso, si è notato che le connessioni delle zone frontali consentono di stabilire una correlazione tra specifici schemi di "dialogo" tra le aree cerebrali e i punteggi ottenuti. Sono i collegamenti più forti all’interno delle aree frontali e parietali e tra di esse quelli che sembrano maggiormente influenzare le prestazioni nei compiti cognitivi.

Ovviamente, le differenze tra cervelli sono con buona probabilità il frutto di una combinazione tra dotazione genetica, istruzione, esperienze di vita e influenze ambientali. E gli schemi di connessione variano di conseguenza nel tempo (non si dimentichi che il confronto tra le scansioni dei soggetti è stato fatto nell’arco di due giorni). Il vantaggio di avere chiari profili identificativi dell’attività cerebrale sta nella possibilità di individualizzare al meglio le cure per la malattie psichiatriche, ma, forse, anche nell’eventualità che si possano valutare i “talenti” o le capacità di qualcuno nel momento specifico dell’esame. Come detto, la plasticità del cervello fa pensare che gli schemi di connettività tra le aree cambino nel tempo per l’effetto di tutti gli stimoli, intesi nel senso più ampio, che una persona riceve.

Pur con queste avvertenze, è inutile negare che questi progressi conoscitivi portano con sé anche l’ombra di alcuni rischi. Premesso che fare una risonanza magnetica di questo tipo è possibile oggi soltanto con il consenso e la collaborazione attiva della persona coinvolta, dati così sensibili sulle “predisposizioni” scoperte nel sistema nervoso, una volta acquisiti, espongono al pericolo di utilizzi impropri, di "determinismi" e di una selezione sociale su base. Il primo problema è quella della cosiddetta privacy cerebrale. Se venissero a conoscenza delle assicurazioni, sarebbero un elemento per concedere o meno polizze sulla vita? E i datori di lavoro potrebbero chiedere agli aspiranti a un posto di alta responsabilità di sottoporsi a un esame di questo tipo? Ma gli interrogativi si possono moltiplicare. In attesa di ulteriori avanzamenti scientifici e tecnologici.



Liberamente tratto da Avvenire, 13 ottobre 2015

Immagini

^ top
Siti del gruppo: Counselor | Prana | La mensa di Leonardo | Mario Papadia