Sopprimere i pensieri indesiderati

25 Nov 2017

Il meccanismo sottostante all'incapacità di scacciare i pensieri intrusivi e sgraditi - un tratto caratteristico di diversi disturbo psichiatrici, dal disturbo da stress post-traumatico (PTSD), all'ansia, fino alla depressione e la schizofrenia - è stato individuato da un gruppo di ricercatori dell'Università di Cambridge, che firmano un articolo su Nature Communications.

Studi precedenti avevano mostrato che la difficoltà ad arginare i pensieri indesiderati è connessa a una ridotta attività nella corteccia prefrontale, già nota per avere un ruolo primario nel controllo delle azioni: "Noi possiamo avere reazioni veloci, che sono spesso utili, ma a volte abbiamo bisogno di controllarle e impedire che si verifichino. Un meccanismo simile ci deve aiutare a evitare che si presentino pensieri indesiderati", spiega Michael C. Anderson, coautore dello studio.

Ma la corteccia prefrontale è solo un tassello del problema: in tutti i disturbi caratterizzati da pensieri intrusivi si osserva infatti anche un'iperattività dell'ippocampo, l'area cerebrale responsabile del controllo della memoria. Nel nuovo studio Anderson e colleghi hanno sottoposto un gruppo di pazienti con pensieri intrusivi e un gruppo di controllo a un test che richiedeva di rifuggire da alcune idee per concentrarsi su altre, mentre i soggetti venivano sottoposti sia a risonanza magnetica funzionale (fMRI), sia a la spettroscopia di risonanza magnetica (spettroscopia NMR).

Dal confronto dei dati raccolti è emerso che la capacità di inibire pensieri indesiderati si basa su un neurotrasmettitore - una sostanza chimica all'interno del cervello che permette la trasmissione di messaggi da un neurone all'altro - chiamato GABA (acido gamma-amminobutirrico). Il GABA è il principale neurotrasmettitore "inibitorio": il suo rilascio da parte di un neurone sopprime l'attività nelle altre cellule a cui è connesso. In particolare, è risultato che basse concentrazioni di GABA all'interno dell'ippocampo rendono difficile bloccare il recupero di ricordi e pensieri.

In prospettiva, la scoperta potrebbe offrire un nuovo approccio per arginare i pensieri intrusivi in varie patologie, sviluppando farmaci in grado di migliorare selettivamente l'attività GABA all'interno dell'ippocampo. Secondo i ricercatori, il loro studio può spiegare anche i fenomeni allucinatori nella schizofrenia. Studi post mortem hanno infatti mostrato che nei pazienti schizofrenici i neuroni inibitori (che usano GABA) nell'ippocampo sono compromessi, rendendo più difficile per la corteccia prefrontale di regolare l'attività di questa struttura. E' quindi verosimile che l'ippocampo non riesca a bloccare pensieri e ricordi erratici, che possono così manifestarsi come allucinazioni.

Liberamente tratto da LeScienze, 11/2017
 

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