Tanti sé per ogni network sociale

22 Mar 2018

Protetti da uno schermo, come racconta Paola Cicerone, ci sentiamo più sicuri, diventiamo più aggressivi, «e quando ci presentiamo agli altri in rete ritocchiamo o riscriviamo il nostro sé costruendone vari che si moltiplicano e si stratificano». Al punto che la rete diventa «per definizione il mondo delle identità parziali».

Di solito consideriamo che i giovani siano più esposti alle insidie della comunicazione on line ma in fondo sono i nativi digitali, e per loro non c’è alcuna differenza tra il mondo reale e quello virtuale. Siamo noi, invece, quelli di mezza età, ad aprire la nostra finestra sul mondo camuffandoci un po’. In rete, però, ci sono entità a cui non sfugge la nostra vera natura, come spiega Giovanni Sabato, in particolare quella di potenziali clienti. E chiunque abbia fatto un acquisto o anche solo una ricerca di un prodotto on line lo sa bene. Anzi, ormai basta anche meno.

All’inizio di giugno, nel mondo, Twitter contava 328 milioni di profili attivi al mese, Instagram 700 milioni e Facebook – roba da rabbrividire – 1,8 miliardi. Se a ogni profilo corrispondesse una persona, il social di Mark Zuckerberg sarebbe visitato da un abitante della Terra su quattro: da 0 a 99 anni, dalle foreste del Congo ai ghiacci della Groenlandia. Poi, ovvio, ci sono i profili corporate, quelli istituzionali e quelli multipli, vale a dire quelli per cui a un utente corrispondono diversi account. In Italia i profili attivi sono 6,4 milioni su Twitter e 30 milioni su Facebook.

Guardando questi numeri, che testimoniano come siamo davanti a una rivoluzione culturale senza precedenti, non sorprende che negli ultimi anni lo studio dei social network abbia tenuto impegnati sociologi e psicologi per tentare di capire come sta cambiando la nostra vita ma anche la nostra identità e la percezione di noi che diamo agli altri. Già, perché quella che esibiamo on line – e non è necessario avere nickname, falsi profili o altre amenità – è una rappresentazione di noi stessi non sempre fedele a ciò che siamo nella vita reale.

Spesso inconsciamente, a volte consapevolmente, ci offriamo a una platea, e tanto basta per alterare il nostro comportamento. Una platea di amici virtuali, che a volte non abbiamo mai incontrato nella vita e probabilmente non incontreremo nemmeno in futuro. E così la nostra identità può sfuggire a quelli che chiamiamo amici ed essere perfettamente trasparente – per certi aspetti – a qualcuno da cui invece vorremmo proteggerla. Anche per questo cerchiamo di fare il punto sulla nostra identità digitale: per mettere a fuoco la nuova realtà in cui siamo immersi e che, forse, non siamo poi così ben attrezzati per affrontare.

Liberamente tratto da LeScienze.it, del 28 giugno 2017
 

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