Tempi nostri: molto geniali e poco saggi

02 Nov 2018

Queste recenti impennate del genio nella nostra contemporaneità, la maggior parte delle quali ha avuto origine in Occidente, hanno fatto sì che per la saggezza sia praticamente impossibile svolgere il suo compito fondamentale, consistente nell'operare una sintesi fra il nuovo e il vecchio e nell'assicurare ai nostri mondi un certo grado di permanenza e di continuità. 

Perfino la saggezza occidentale, che nel corso dei secoli è diventata particolarmente creativa, elastica e ingegnosa, appare oggi terribilmente smarrita, incapace di colmare gli abissi spalancati dal nostro vulcanico genio, tanto che ci troviamo ormai a dover affrontare una serie di domande inquietanti. 

Può una società fare completamente a meno della saggezza e affidare il proprio destino al solo genio, senza con ciò rischiare l'autodistruzione? Può perdere la propria storicità e continuare ciò nonostante ad avere un futuro?

Possiamo consegnare all'oblio la nostra memoria culturale e continuare ad essere in grado di comprendere quello che muove le nostre azioni, le nostre decisioni e le storie che raccontiamo a noi stessi su quello che siamo? La conoscenza di sé è compatibile con una frenetica espansione e frammentazione della conoscenza?

È possibile ringiovanire senza che vi sia un concomitante processo di maturazione culturale?

(Robert P. Harrison, L’era della giovinezza. Una storia culturale del nostro tempo, Donzelli).

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