Tra il ridicolo ed il sublime non c’è che un soffio

29 Ott 2018

Oggi il sogno in Italia è finito paradossalmente perché si è realizzato. L’America è qui. A Roma come ti giri hai un “divo” appena uscito dal “Grande Fratello” al quale puoi stringere la mano, un “tronista” (simbolo di uno dei programmi più trash della televisione italiana) col quale ballare in discoteca e, soprattutto, hai la possibilità di poter diventare pure tu un “divo”. La possibilità non viene negata a nessuno. Anzi, meno sai meglio è: il “ridicolo” è diventato l’unico talento richiesto.

Come quando un malato terminale viene anestetizzato con la morfina per non sentire il dolore, così i “media” hanno e stanno agendo come un attento chirurgo lavorerebbe sul cervello di un paziente per lobotomizzarlo. Benché gli italiani siano un popolo che racchiude in sé , quasi patrimonio genetico, una ricchezza storica ed artistica enorme non riescono oramai più a reagire e a distinguere l’etico dal non, non riconoscono più la lealtà morale e ne creano sempre una nuova all’accorrenza.

Berlusconi e i suoi collaboratori hanno molte colpe ma troppo spesso sono soltanto un capro espiatorio.
Sono molto poche le persone che lo contestano e che, a conti fatti, si comportano diversamente.
Per alcuni è diventata quasi una scusa per comportarsi altrettanto male se non peggio.

Quest’uomo ha realmente un talento ma sta cavalcando un’Italia mediocre. Un’Italia “Orontizzata” (da Oronte personaggio de “il Misantropo” di Moliere) da troppe persone che vogliono salire sul palco per recitare le proprie poesie con la pretesa e l’attesa di essere lodati....ma dove sono oggi in Italia gli “Alceste” (“il Misantropo”, Moliere) pronti ad alzarsi, gridare ed indignarsi?

Gli intellettuali e gli artisti, che dovrebbero essere la spina nel fianco di ogni governo, sono troppo latitanti e troppo facili da comprare con spazi in televisione, posti in parlamento o finanziamenti per poter portare avanti i loro progetti purchè non troppo scomodi.

Dove sono più i Pasolini e i Petri, i Moravia e gli Sciascià che non troppi anni fa si spensero e sembra già essere passato un secolo? Ma anche senza la loro critica sociale dove sono i grandi artisti coraggiosi che si conquistavano con merito e non senza fatica la possibilità di esprimere la loro arte?

Un sistema troppo assistenzialistico ha fatto del nostro un paese senza più il coraggio di azzardare veramente ad “essere contro”, troppo facile da tenere buono. Siamo un paese troppo impaurito di perdere la possibilità di salire sul “palcoscenico”. Non c’è più lo scontro ideologico, c’è solamente uno scontro di interessi senza frontiere dove non conta come si vince....conta se si vince. Tutto ciò probabilmente non accadrebbe se riuscissimo ad avere un occhio sempre attento a ciò che avviene all’estero.

Purtroppo, non riuscendo più ad avere grandi riconoscimenti dal resto del mondo, siamo diventati autoreferenziali. Ci compiacciamo della nostra mediocrità ed accusiamo il mondo stesso che non riconosce la nostra grandezza... che in verità abbiamo persa. Ciò fa di noi un paese privo di umiltà ed incapace di confronti veri. Cosa non ci rende coscienti della nostra discesa? Proprio non lo so.

Confrontandosi anche professionisti di altri settori, sembrano quasi tutti aver perso memoria del tempo che fu. Ciò che dilaga in Italia è una generale ignoranza ma soprattutto, cosa peggiore, la voglia di essere magnanimi verso questa. Si accetta come semplice espressione dei nostri tempi e non si fa scattare nessun campanello d’allarme. Ci si dovrebbe ricordare di più delle lotte fatte per far si che l’istruzione potesse arrivare a tutti. Istruzione intesa come coscienza non solo di popolo ma di rispetto verso gli altri individui.

Invece, oggi l’ignoranza in Italia non è più ritenuta un pericolo grave. La cultura è sacrificabile...in virtù di cosa però non si capisce. Quello che vedo regnare intorno a me che lavoro in questo settore è semplicemente una corsa ai pochi finanziamenti rimasti come se fosse “l’Eldorado”. Una corsa il più delle volte già segnata e programmata.

Il teatro si produce solo se finanziato dallo stato (di fatto ai privati è impossibile produrre con l’attuale regolamentazione) e, per strane alchimie, il più delle volte i teatri che producono non hanno alcun interesse a guadagnare su uno spettacolo. La logica è quella che “non si può chiudere in attivo altrimenti si rischia di perdere il tesoretto ministeriale annuale”.

Il cinema è un grande “mistero”. In Italia tra film indipendenti e dipendenti se ne producono oltre 150 all’anno. Di questi solo una ventina se ne vedono nelle sale. In media solo una decina avrà almeno una nomination ai Davide di Donatello. Possibile che su oltre 150 film prodotti non ce ne siano almeno una quarantina degni di essere distribuiti sul territorio ed almeno una ventina all’altezza di poter ambire alle nominations per i Davide di Donatello?

L’Opera Lirica dovrebbe stare a noi come il teatro di prosa ed i musical stanno all’Inghilterra a agli Stati Uniti d’America. In tutto il mondo la lirica parla Italiano. Perché fuori dei teatri lirici italiani non ci sono le code che
si trovano fuori dai teatri a Londra o a Broadway?

Magari ci fossero delle menti superiori alla direzione di questo piano malvagio volto alla disintegrazione della nostra coscienza culturale. Almeno qualcosa di geniale ci sarebbe. La verità, purtroppo, non ha nulla di geniale.

Questo nel quale viviamo è un sistema pseudomafioso basato esclusivamente sul clientelarismo e sul nepotismo, condito con una logica assolutamente assistenzialista, creato da pochi per raggiungere e conservare quanto più potere possibile che ha dato vita alla creazione di una miriade di lobbies sparse in ogni settore che lavorano l’una contro l’altra, alcune all’oscuro, altre senza alcuna paura di doversi nascondere. Queste logiche si sono insinuate dentro la nostra anima divenendo loro stesse la nostra cultura.

Quanti in Italia se avessero la direzione di un qualsiasi “istituto” reggerebbero alla tentazione di chiamare le persone fidate senza fare dei giusti “provini” o “gare” o “selezioni”? Ben pochi. Oramai non è più una logica di interesse. È una logica naturale per un italiano. Paradossalmente è anche una logica di difesa. Da cosa? Da un sistema ingiusto, costruito non su persone di qualità ma su persone fidate...la cui fiducia si pesa con la vecchia, classica e oramai collaudatissima legge “do ut des”! Questa è oramai l’unica cultura italiana.

Baudelaire scriveva “tra il ridicolo ed il sublime non c’è che un soffio”...noi abbiamo scelto di essere ridicoli dopo essere stati per millenni sublimi. Speriamo in tempi migliori.

Liberamente tratto da Divergences, del 19 Marzo 2010
 

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