Un orecchio alle critiche

05 Ott 2018


A tutti noi piacerebbe avere un campanello d'allarme che suonasse a distesa quando stessimo per commettere un errore grave, ma un simile campanello non esiste e le illusioni cognitive sono in genere più difficili da riconoscere delle illusioni percettive. 

La voce della ragione è forse molto più debole di quella, forte e chiara, di un'intuizione errata, e mettere in discussione le nostre intuizioni è spiacevole quando siamo in preda alla tensione di una grande decisione.

Un supplemento di dubbi è l'ultima cosa di cui pensiamo di aver bisogno quando siamo in difficoltà. Il risultato è che è molto più facile riconoscere un campo minato quando si osserva qualcun altro avventurarvisi che quando siamo sul punto di avventurarvici noi. Gli osservatori sono meno cognitivamente indaffarati e più aperti alle informazioni degli attori. 

[…] A volte i responsabili delle decisioni sono più bravi a immaginare le voci dei pettegoli presenti e dei critici futuri che a udire la voce esitante dei loro stessi dubbi. Compiranno scelte migliori quando penseranno che i loro critici siano sofisticati e corretti, e quando capiranno che la loro decisione sarà giudicata non solo per quello che ha prodotto, ma anche per il modo in cui è stata presa.

(Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci, Mondadori)

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