Welfare in Italia

26 Set 2018

Del reddito di cittadinanza, dalle nostre parti, si parla da parecchio tempo. Se ne è parlato moltissimo in campagna elettorale, e la misura è stata inserita nell’accordo per la formazione del nuovo governo. Se e quando, e in che forma sarà possibile adottarlo, però, resta ancora da chiarire.

Non è un’invenzione nostra, il reddito di cittadinanza. In alcune parti del mondo sono già in corso o sono previsti esperimenti per garantire un reddito minimo alle fasce meno abbienti della popolazione. È ben noto il caso finlandese, dove nel 2017, per iniziativa dell’agenzia governativa per il welfare e dell’istituto di ricerca no profit Tänk è stata avviata una sperimentazione in cui vengono distribuiti 560 euro al mese a un gruppo di 2000 adulti di tutta la nazione. Ad aprile è sembrato che, a fronte di costi che avevano già raggiunto i 20 milioni di euro, il governo volesse chiudere il progetto, ma poi è stato confermato che proseguirà per tutto il 2018 e soltanto l’anno prossimo sarà presa una decisione definitiva. Altre sperimentazioni sono state condotte in Canada e una inizierà entro breve nella città di Stockton, in California.

Fin qui, però, si tratta sempre di sperimentazioni di durata relativamente breve e su scala ridotta. L’esperimento più interessante è quello che si sta svolgendo in Kenya, sulle sponde del Lago Vittoria, e che coinvolge cittadini di centinaia di villaggi nelle zone rurali interne del paese. Sono 21.000, in tutto, e ogni mese riceveranno l’equivalente di una ventina di euro (quasi metà del reddito medio della regione) per la durata di 12 anni. Sono questi parametri a fare dell’esperimento keniano il test più esteso per capire se una misura come il reddito di cittadinanza può funzionare oppure no.

E tuttavia può non bastare. Perché comunque il numero dei partecipanti coinvolti è limitato, e perché il Kenya è un paese a basso reddito e in via di sviluppo, dove quella manciata di euro può essere sufficiente a coprire i bisogni primari, mentre in Europa e in Nord America i costi per le casse pubbliche sarebbero molto più elevati. Infine, i tempi previsti per questa sperimentazione non permettono di trarre, per il momento, alcuna indicazione
Di qualche aiuto possono essere invece i risultati di un test condotto negli anni settanta in Canada.

Secondo una recente analisi dei dati dell’esperimento Mincome, in cui i residenti più poveri ricevevano denaro indipendentemente dal fatto che avessero un lavoro, gli adolescenti delle famiglie che avevano ricevuto un reddito minimo «frequentarono la scuola per un anno in più» rispetto agli altri ragazzi di cittadine simili, e le ospedalizzazioni diminuirono dell’8,5 per cento. Ma, soprattutto, il programma non incoraggiò le persone ad abbandonare il lavoro, visto che i tassi di occupazione rimasero gli stessi per tutto il periodo dell’esperimento.

Per quanto ne sappiamo, il reddito garantito potrebbe funzionare, anche se inevitabilmente permangono dubbi sulla scala a cui dovrebbe essere distribuito e sulla durata. Testarne l’efficacia prima di adottarlo su larga scala sarebbe una buona idea.

Liberamente tratto da LeScienze.it, del 1° agosto 2018
 

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