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In principio era la femmina.
Un poema
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di Mario Papadia

Un alternarsi di versi e prosa, intervallati da delicatissime immagini, racconta fuori dai pudori e svela una fantastica Genesi dove "nulla poteva impedire alla Madre di essere madre". Con lei entra in competizione il suo primogenito, maldestro creatore della specie umana, a sua volta spiazzato dalle intraprendenze della sua stessa opera. Il finale sarà necessariamente imprevedibile.
 
 
Caos: durò la palpitazione per alcuni istanti epocali, nei quali Caos depose qua e là nello spazio nascente risonanze di sè: di ogni lacerazione. un'eco, di ogni collisione un rimbombo, di ogni luce un messaggio, di ogni colore un riflesso, di ogni onda un corpuscolo...
Incubatrice: la Femmina Prima disgiunse le gambe, e ripiegò incuriosito il suo volto verso la vagina che nel frattempo si apriva come un uscio. Cercò con gli occhi il nascente e ne focalizzò l'odore. Porse le mani e raccolse la minuscola creatura. Allora attribuì a se stessa il nome di Incubatrice, Femmina Prima.
Fabbricatore: ritirò le mani un po' tremanti, indietreggiò di qualche passo, si alzò in piedi eretto in mezzo alla stanza, sollevò il alto il viso e le braccia, e trattenendo la voce, per non turbarli, sibilò: "Maschio e Femmina li ho fatti".
 
E tutto ebbe inizio. Dal Caos prese vita l'incubatrice-Femmina Prima e da lei il Primo nato, il Fabbricatore.
Ora, fin qui ci siamo. Il vero problema nasce quando il primo nato, appena partorito, afferrato e depositato su un lontanto pianeta, "assaporò per la prima volta la solitudine e la nostalgia della madre... quanto fosse ingovernabile la nostaglia dell'assenza".
 
Un risentimento sgorga irrefrenabile da questo disperato senso dell'abbandono, e un pensiero: partorire anch'egli. Nascono Adam, Eve e poi Qayin, Havel, Lith... Ed altri, ed altri che generano altri. Il sorgere dell'umanità.
Un cammino attraverso tutte le fasi, dall'inizio della creazione primordiale alla scoperta, del tutto, la confusione e il turbamento dei primi esseri viventi, la rivelazione dell'altro, l'esplorazione del nuovo, del sesso, l'inizio dei sentimenti, dell'odio, della vendetta, delle guerre.

La prima divorazione animale, il primo omicidio, il primo compianto al primo omicidio.
La costruzione delle prime armi, osservando le zanne e gli artigli degli animali, animali che una volta erano compagni di gioco ma dopo, per ora dell'uomo, nemici. La storia di Diotima e Lucrezio, gli antichi Romeo e Giulietta, che non avrebbero mai dovuto amarsi.
Una comunità il cui destino è disperdersi.

Si accasciò a sedere nel suo angolo riposto di osservatore trascendentale, si afferrò la testa fra le mani, e sbotto: "non capisco, non riesco proprio a capire". Non solo, dunque, gli umani infliggono ad altri la morte, ma anche a se stessi. "Dove mai attingono tale follia!"...
Dalle prime parole ho pensato: "Forse non posso farcela?!?! Sarò in grado di intraprendere questo impervio viaggio tra colline, dossi, montagne russe di parole, frasi, espressioni, figure retoriche, allegoriche e non solo?"
Poi, entrata nel meccanismo che dopo un po' si placa e ti porta con te, ci sono restata interamente, attenta e incuriosita, divertita e sorpresa, ammaliata.
 
Un singolare gioco di, con, tra, attraverso parole, concetti, pensieri, immagini, una singolar tenzone tra di loro, che spinge a mantenere alto il livello di tensione mentale. Un linguaggio alto, ricercato, articolato e anche fantasioso, giocoso, variopinto, ricco, come è la musica.
Musica, presenza grandiosa tra le righe di questo scritto, musica come musa ispiratrice, fattore trainante, forza primitiva creativa.
 
Ora, un dubbio mi è sorto spontaneo, "In Principio", una lettura deve essere necessariamente per tutti, a tutti i costi? Leggerlo ha azionato in me un meccanismo di arrovellamento, ha "creato" una duplicita:
 
Prima: troppo difficili i termini?  troppo ostici i concetti?  per troppe poche persone? 
Si poteva raccontare il tutto con un linguaggio più semplice, accessibile a tutti? 
Devo rileggere più volte alcune frasi per comprenderle a fondo.
Non capisco tanti vocaboli ma non voglio spezzare la concentrazione andando a rovistare nel vocabolario internet

Dopo: Ma che bello, originale, nuovo, divertente anche. Lontano anni luce da mediocrità o banalità. Una breccia dentro teste abituate ad accontentarsi del parlar e ragionar "facile". 
Ma no, è questa la sua forza, un linguaggio che incuriosisce, provoca, stimola, corroba la mente, rinvigorisce l'intelligenza, spesso sopita 
 
"Intrigante questo termine così desueto". Andrò a ricercarlo dopo e arricchirò il mio bagaglio culturale, di nuove espressioni, provocazioni... 
Insomma, io in balia di un'onda ondulatoria smossa e trascinata dal mare di parole. Indubitabilmente è un libro che accende dei lumini dentro la testa, che risveglia neuroni un po' addormentati. Dà lo stimolo per attivarsi a cercare, ad incuriosirsi di un lessico alto e più alto. Da' la possibilità di voler conoscere di questa storia, o di altre storie, un po' di più.
In poche parole uno stimolo alla conoscenza: "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza"

Recensione di Maria Cristina Preti https://www.facebook.com/mariacristina.preti.9

La sensazione di essere appena scesa dalla giostra delle montagne russe è quella che provo e raramente mi è capitata terminando un libro. 
Il genere: prosa e poesia, i capitoli alternano prosa e versi che “concentrano” il brano precedente dando più enfasi alla parte emotiva, alle “vibrazioni” che lo stesso genera.

La trama: il testo è la visione che l'autore propone della Genesi. 
Beh. Qualcosa di già conosciuto verrebbe da pensare e invece è una sorpresa addentrarsi in questa visione, vivere i ricordi che già abbiamo del Racconto conosciuto ma con nuovi occhi, assaporarne la sapiente mescolanza con la biologia e la scienza, la fisica quantistica, la filosofia.
Il titolo dice tutto e senza svelarne il finale dice anche molto di più. 

In principio era la femmina, dunque.
La Madre Prima che altro non poteva fare che essere e continuare ad essere Madre. È una maternità che contiene tutto, non solo il feto, la Vita, la Natura, ma l'intero senso dell'Universo. 
Da lei e in lei tutto ha “principio” in un “Senza Dove”.
Le vicende di Adam, Eve, Qayin, Lilith, Havel e di tutti coloro che da questi verranno, si susseguono in un viaggio che ha “principio senza fine e fine senza principio”. Opere del Primo Nato che, deluso dal non poter essere unico e solo figlio della Madre Prima e da lei posto in solitudine sul Pianeta Verde, entra in competizione e decide a sua volta di generare “fabbricando”, assumendo così il ruolo di Fabbricatore. 
Ed è orgoglioso del suo operato, che porterà turbamenti e lo obbligherà a rivedere il suo progetto e a muoversi con cautela per mettere ordine nelle loro azioni.

Il viaggio che facciamo con e tra le “creature” di Fabbricatore è intenso, articolato, singolare; in alcuni frangenti ho voluto fermare la lettura per riflettere su quanto ciò che stavo leggendo fosse intorno a me concretamente, nella quotidianità.
I nostri comportamenti hanno radici nel passato ed il nostro presente è radice del nostro futuro, come ci svela Elegia, Seconda Nata quando, offrendosi al posto del fratello Fabbricatore nel farsi “umana per cambiare gli umani” e tentare di porre rimedio alle loro sprovvedute azioni, scopre che “ … ponendo il passo precedente aveva già scoperto ,lei, vissuta nel quasi immobile presente di Io, che sulla Terra il futuro è frutto del presente “.

L'uso esperto da parte dell'autore di ciascuna parola riesce a trascinarci nelle loro vicende e a coinvolgere ogni nostro senso; vi è ad esempio presenza costante del colore e della minuziosa descrizione della materia e degli odori , da averne spesso percezione .
Il testo tratta tra le altre anche tematiche forti legate alla sessualità , all'erotismo ma ogni parola, aggettivo , avverbio è usato con delicatezza , garbo e con uno scopo ben preciso , nulla è fuori posto ogni termine , ogni frase è tagliata su misura per il concetto da esprimere.


Diversi i brani che vorrei riportare per suggerire la lettura di questo libro mi limito a trascrivere un piccolo passo del capitolo dedicato alla figura del Maestro, verso la fine del libro, che si “avvicina “ alla morte : 
"E forse avverrà ciò che è sempre avvenuto: il buco nero esploderà in un'altra dimensione principiando in un crepitio di fuochi multicolori un altro nuovo mondo, lanciandomi in esso come un vaporoso plasma. E avrò la ventura di veder nascere un altro universo e altra vita e altre storie e altre terre. E poiché il tempo pulsante è infinito, infinito sarà lo spazio che navigherò”.
 
Note
Codice: ST-5
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